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Banche italiane sotto la lente di M&G

7/31/2014

I rendimenti azionari saranno inferiori per effetto di una minore leva ma gli istituti saranno meglio capitalizzati


Le banche italiane restano l’ultima frontiera della storia della ripresa finanziaria europea. In seguito al discorso di Draghi nell’estate del 2012, l’indice finanziario MSCI Italy era cresciuto del 135% mentre lo spread Btp – Bund era crollato da un livello di poco superiore a 500 punti a 62 punti base.
 
Investire in una banca italiana non era dunque simile ad assumere una posizione lunga nei Btp italiani?
 
“Queste due serie di dati sono chiaramente connesse, ma determinarne la causalità appare importante per comprendere perché l’Italia abbia rappresentato un’interessante opportunità d’investimento sia per investitori su larga scala sia per stock picker” si legge in un recente commento del team multi - asset di M&G Investments. “È certamente vero - proseguono i gestori - che questo rally non si sarebbe verificato se la Bce non avesse sostenuto il sistema nel suo complesso; tuttavia, da una prospettiva bottom-up, il necessario processo di miglioramento nei finanziari europei innescato da questo evento è stato ed è basato sui fondamentali”. 
 
 
Nella seconda metà del 2012 e nel 2013 è diventato invece sempre più chiaro come il sistema finanziario europeo fosse entrato in una fase di recupero, sia in termini di adeguata copertura sui prestiti sia attraverso la costituzione del capitale delle banche. “Se è vero che gli utili non avevano ancora ricominciato a crescere, questa ricostruzione del capitale - sottolineano i gestori - aveva iniziato a mettere un tetto al downside risk per gli investitori azionari. È stato in quel frangente che si è potuto investire in modo attendibile sulla base dei fondamentali e con un approccio bottom-up. Con riferimento a questo periodo, riteniamo che sia un cambiamento di focus dell’investitore, dal capitale agli utili, ad innescare le fasi di robuste performance delle azioni nel settore bancario. Questo succede di solito quando la copertura è considerata adeguata ed esiste una chiara direzione orientata al raggiungimento di una soddisfacente posizione patrimoniale. Per gli Stati Uniti questo si è verificato nel 2012, per il Regno Unito e la Spagna nel 2013 e per l’Italia nel 2014”.
 
 
Ma con l’Asset Quality Review (AQR), la revisione della qualità degli attivi avviata a novembre 2013 e promossa dalla Bce in vista degli stress test, gli investitori si chiedono se sussitano ancora le caratteristiche che potrebbero portare a una valutazione non corretta. Cosa accadrà, dunque, a metà ottobre, quando saranno comunicati i dettagli sui 128 principali istituti dell’Eurozona, di cui 15 italiani, che comprendono l’AQR e gli stress test? “L’AQR potrà rivelarsi la causa finale, ma sembra che il mercato sia stato in qualche modo più veloce a prezzare questa migliore posizione rispetto alla crescita del mercato statunitense e di quello spagnolo” spiegano i gestori multi - asset di M&G.  Tuttavia, una conferma riguardo alla posizione patrimoniale da parte della AQR “potrebbe generare ulteriore fiducia in numerose azioni, a condizione che il test mostri di essere rigoroso”.
 
 
Banca Monte dei Paschi ha da poco concluso l'aumento di capitale e altri istituti, quali Banco Popolare, ne hanno seguito l’esempio, eliminando dal settore bancario italiano una buona parte dei problemi di capitalizzazione.“Nel momento in cui una banca ha riconquistato la fiducia dei mercati per quanto riguarda la propria posizione patrimoniale, i costi di finanziamento dovrebbero normalizzarsi con effetto sia sugli utili sia sul premio al rischio delle azioni” proseguono in gestori. Questo concetto di fiducia nella posizione patrimoniale, sottolineano, è stato molto importante nel corso della crisi ed è un elemento da tenere presente quando si guarda al futuro delle banche. Come nel caso della Cina, dove la fiducia nel settore bancario sembra giocare un ruolo fondamentale nella valutazione azionaria di quell’area.
 
I gestori di M&G, inoltre, ricordano che l’Italia non è strutturalmente un mercato semplice in cui operare per quanto riguarda il settore bancario, anche se è un "mercato sottovalutato con un’opzione aperta sulle riforme strutturali". Inoltre, “vi sono già segnali che indicano come la crisi abbia portato a focalizzarsi su una razionalizzazione delle strutture di costo inefficienti e sul rilancio dell’innovazione” e questo consolidamento “potrebbe costituire un ulteriore importante driver per migliori rendimenti". "È plausibile - concludono - che i rendimenti azionari saranno inferiori per effetto di una minore leva ma nel contempo le banche saranno probabilmente meglio capitalizzate. Crediamo si debba fare attenzione a non intendere la volatilità passata come un indicatore di rischio futuro”.

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