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“Star” e “Dinamici”, solo 1 banker su 3 pronto al cambiamento

9/3/2014 | Redazione Advisor

Ma secondo l’Aipb il 34% dei professionisti può essere coinvolto fin da subito nello sviluppo di modelli di servizio più evoluti


In un’industria che cambia le private bank non possono restare immobili. E i private banker italiani sembrano nel complesso esserne consapevoli: il 79% di loro è convinto che nei prossimi 2 o 3 anni la professione cambierà, essenzialmente in due direzioni: aumento della professionalità (36%) e consulenza globale (31%).

 

Del resto, le attuali fonti di ricavo del business sono destinate a perdere peso (si pensi alla futura quotazione dei fondi d’investimento), costringendo gli operatori a cambiare rotta. Come? Migliorando la redditività e la produttività: la soluzione sta nella capacità di alimentare nuovi canali di generazione dei ricavi più che nel risparmio sui costi. Investire nello sviluppo di un modello evoluto basato su competenze distintive potrebbe essere cruciale, ma non tutti i consulenti sembrano essere pronti al cambiamento.

 

A questo proposito, uno studio approfondito della popolazione italiana di private banker realizzata dall’Aipb mettendo in relazione i volumi dei portafogli gestiti e la percezione dell’incremento annuale del portafoglio rispetto alla media di mercato offre un quadro interessante. Il 10% dei banker viene definito “Star consapevole”: ha un portafoglio di dimensioni eccellenti, superiore ai 79 milioni di euro ed è in grado di incrementarlo ad una velocità superiore rispetto a quella di mercato. Questi professionisti, spiega l’Aipb, sono già proiettati verso modelli di servizio potenzialmente più evoluti che travalicano i confini della consulenza finanziaria tout court. Accanto alle star consapevoli, c’è una fetta significativa di banker “Dinamici”, pari al 24%: gestiscono portafogli di dimensioni inferiori alla media ma mostrano una soddisfacente capacità di crescita dei flussi: se bene indirizzati, sono candidati a diventare nuove Star consapevoli.

 

Complessivamente, quindi, poco più di un terzo dei banker è pronto al cambiamento: si tratta di coloro su cui le direzioni possono contare, spiega l’associazione di categoria, per sviluppare fin da subito modelli di servizio più evoluti.

 

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