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Capitali esteri, scoglio Unico per quelli irregolari

8/29/2014 | Redazione Advisor

Monitoraggio fiscale e voluntary disclosure non parlano la stessa lingua e mettono il contribuente di fronte ad un bivio che presenta, in ogni caso, forti rischi.


Monitoraggio fiscale e voluntary disclosure non parlano la stessa lingua. O perlomeno mettono il contribuente di fronte ad un bivio che presenta, in ogni caso, forti rischi. Secondo quanto evidenziato da numerosi esperti l'appuntamento con il modello Unico 2014, in scadenza il prossimo 30 settembre, potrebbe presentare spiacevoli sorprese per chi detiene capitali irregolari all'estero. Tutto dipenderà dalla compilazione o meno del quadro RW, all'interno del quali è necessario/possibile indicare gli asset esteri.

 

A complicare la situazione è la mancanza di una testo definitivo del ddl sulla voluntary disclosure che è ancora al vaglio del Parlamento e che prevede la possibilità di regolarizzare le violazioni commesse fino al 31 dicembre 2013. Ovvero le violazioni commesse fino al periodo di imposta 2012. 

 

E' evidente che la scelta effettuata finora in tema voluntary disclosure è determinante per l'atteggiamento da seguire con la compilazione dell'Unico 2014. Se infatti, segnalano numerosi fiscalisti, la domanda di collaborazione volontaria è stata presentata ed è già stata definita allora conviene compilare il quadro RF, regolarizzare le violazioni passate e mettersi definitivamente in regola con il monitoraggio fiscale. 

 

Stesso discorso nel caso in cui l'istanza di voluntary disclosure sia stata presentata  ma è ancora in corso di lavorazione. Anche in questa seconda ipotesi la compilazione del quadro RW mette il contribuente in una posizione di regolarità in tema di monitoraggio fiscale.

 

Il problema vero sorge per quei soggetti che ancora non hanno presentato nessuna istanza. In questo caso la scelta di compilare il quadro RW permette di regolarizzare l'anno di imposta 2013 ma potrebbe innescare  una serie di verifiche sul passato e bloccare la possibilità di avviare in futuro un'istanza di voluntary disclosure. Se, al contrario, si decide di omettere l'informazione e mantenere tutto nascosto i rischi di conseguenze penali e tributarie aumentano notevolmente. La terza ipotesi, per questi soggetti, è avviare l'istanza e sperare in un dimezzamento delle sanzioni. 

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