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High yield, guardare soprattutto in Europa

12/12/2022 | Redazione Advisor

Mike Della Vedova di T. Rowe Price spiega che quello dei servizi è un “settore ampio e diversificato, che offre molte opportunità potenzialmente interessanti, ma con l’aumento dei prezzi la ricerca fondamentale è imperativa”


“I timori di una recessione aumentano, mentre le banche centrali continuano a rialzare i tassi e ad emettere raccomandazioni sempre più severe in risposta all’impennata dell’inflazione”. Mike Della Vedova, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Global High Income, T. Rowe Price, ricorda che “i prezzi degli asset sono crollati, in particolare quelli degli investimenti considerati più rischiosi, come il debito ad alto rendimento”.

“Il livello di ansia dei mercati - sottolinea il manager - è tale che gli investitori arrivano a chiedersi se la crisi attuale assomiglierà alla bolla delle dot-com del 2001 o alla crisi finanziaria globale (GFC) del 2008. La buona notizia è che se questa volta si verificherà una recessione, è probabile che infligga danni molto minori agli utili societari rispetto alle precedenti flessioni. Sebbene le valutazioni attuali implicherebbero un forte aumento delle insolvenze del debito societario nel 2023, non crediamo sia una previsione realistica. A nostro avviso, il mercato sta considerando un tasso di insolvenza molto più elevato perché è in gran parte guidato dai timori macroeconomici e non riconosce la stabilità che i bassi costi di finanziamento hanno portato a molti emittenti di debito high yield. A seguito dell’ondata di rifinanziamenti del 2020-2021, attualmente la maggior parte delle aziende ha, nei propri bilanci, elevati livelli di liquidità rispetto al debito. Hanno potuto contrarre prestiti a tassi molto bassi per molto tempo, potendo così estendere le scadenze, ridurre i costi di finanziamento e ottimizzare le strutture di capitale. Le condizioni fondamentali dell’asset class high yield e la qualità del credito sottostante rimangono solide. Naturalmente ci aspettiamo un aumento del tasso di default del mercato, che è stato inferiore all’1%. Tuttavia, non prevediamo che nel 2023 superi il livello medio di lungo periodo di circa il 3%, nonostante il contesto difficile”.

“La performance del mercato high yield - continua il gestore - è fortemente correlata a quella di altri asset di rischio. Pertanto, prevediamo che gli eventi sul mercato più ampio, come i sell-off azionari in risposta al continuo rialzo dei tassi da parte della Fed, potrebbero portare ad un ulteriore allargamento degli spread creditizi. Storicamente, quando il tasso privo di rischio e gli spread creditizi hanno raggiunto i livelli attuali, come è accaduto quattro volte dalla crisi finanziaria globale, si sono registrati rendimenti interessanti a 12 mesi nel credito high yield, il che fa ben sperare per la performance nel 2023”.

Guardando alle aree di opportunità, “riteniamo che l’Europa offra valore nonostante le sue potenziali prospettive di recessione, anche se la selettività è più importante che mai. Pur ammettendo che l’economia europea potrebbe subire un rallentamento più marcato rispetto ai suoi omologhi, il mercato high yield europeo dovrebbe trarre vantaggio dalla minore esposizione ai mercati ciclici, come quello delle materie prime, rispetto agli Stati Uniti. L’Europa ha anche una qualità del credito più elevata rispetto agli Stati Uniti, con un maggior numero di società con rating BB (70,7% in Europa contro il 52,3% negli Stati Uniti) e un minor numero di società con rating CCC o inferiore (5,5% in Europa contro l’11,1% negli Stati Uniti)”.

Inoltre, “il mercato europeo è più giovane e meno maturo di quello statunitense, il che significa che potenzialmente offre maggiori opportunità di trovare indicazioni sui prezzi e informazioni utili a orientarsi. Scendendo più nel dettaglio dei settori, vediamo valore negli operatori europei di telecomunicazioni via cavo e integrati. Questo settore è sostenuto da trend di lungo periodo nel consumo di media e da modelli di business stabili e ricorrenti, cosa importante in un momento di rallentamento della crescita”.

“Vi sono opportunità anche nel settore dei servizi. Si tratta di un settore ampio e diversificato, che offre molte opportunità potenzialmente interessanti, ma con l’aumento dei prezzi la ricerca fondamentale è imperativa”, conclude Della Vedova.

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