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D'Acunti (Invesco): "Ecco cosa non fare nel 2015"

2/16/2015

Nel commento dell'head of sales della società si spiega quale potrebbe essere la soluzione d'investimento migliore per l'anno in corso


Il rischio più grande del 2015 è quello di non assumere rischi. E’ questa l’opinione di Giuliano D`Acunti (nella foto), head of sales di Invesco.

 

“Nel 2015 ogni strategia di investimento dovrà affrontare i rendimenti quasi nulli degli investimenti cosiddetti sicuri: ciò porterà ogni risparmiatore a chiedersi quanto rischio è disposto a sopportare, tenendo conto che se la sua soglia di sopportazione sarà troppo bassa, potrebbe anche chiudere l`anno con un rendimento reale negativo”.

 

Tuttavia, non mancano i settori in cui il rapporto rischio-rendimento è più che accettabile, come il comparto petrolifero, investimento da gestire con cautela viste le violente oscillazioni del prezzo del barile.

 

“Gli affari migliori si fanno quando tutto crolla, come sta accadendo al prezzo del greggio”, dice il manager Invesco, “la debolezza potrebbe protrarsi ancora per un paio di mesi, ma il petrolio è una commodity con buone probabilità di rimbalzo nel corso del 2015”.

 

Secondo D’Acunti, anche nel comparto obbligazionario si possono trovare titoli attraenti, come per esempio le emissioni bancarie subordinate e i corporate bond dei Paesi emergenti.

 

“Le emissioni degli istituti di credito che prevedono garanzie minori rispetto ai titoli senior hanno rendimenti che arrivano fino al 6% e garantiscono così un buon extrarendimento rispetto al classico investimento in Btp”, dice D’Acunti, “chi decide di adottare questa strategia dovrebbe tuttavia comprare soltanto i bond dei principali gruppi europei, come Intesa Sanpaolo e Unicredit in Italia, Lloyds e Barclays in Gran Bretagna, SocGen e CrediteAgricole in Francia”.

 

 

D’Acunti precisa che le minori garanzie fornite dalle emissioni junior sono più che compensate dalla solidità patrimoniale che contraddistingue il settore bancario europeo.

 

“I rafforzamenti di capitale richiesti da Basilea e dai regolatori hanno comportato la patrimonializzazione dell`intero settore e i pochi fallimenti registrati negli ultimi anni, che hanno riguardato soltanto istituti minori, sono stati gestiti bene, senza ripercussioni sulla fiducia degli investitori”.

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