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Russia-Ucraina, obbligazionario penalizzato per Raiffeisen

9/10/2014

Le tensioni tra Russia e Ucraina continuano a dominare la scena. L'analisi è di Ronald Schneider, responsabile team global emerging markets ed Europa dell’Est (fixed income) di Raiffeisen Capital Management


Le tensioni tra Russia e Ucraina continuano a dominare la scena. L'analisi di Ronald Schneider, responsabile team global emerging markets ed Europa dell’Est (fixed income) di Raiffeisen Capital Management analizza come i mercati obbligazionari dell’Europa Centro Orientale hanno resistito, nonostante i considerevoli rischi geopolitici legati al conflitto tra Russia e Ucraina e alla conseguente fuga parziale degli investitori. Tuttavia i recenti sviluppi nella regione devastata dalla crisi hanno portato nuove preoccupazioni, almeno nel breve termine.
 
Fino a poco tempo fa si presumeva che non ci sarebbe stato un intervento militare diretto da parte della Russia, ma la situazione è mutata sensibilmente: immagini delle truppe russe in Ucraina provano che Mosca sta evidentemente ricorrendo alla forza militare per destabilizzare il suo vicino. Non sembra più tanto inconcepibile che la Russia possa annettere nuove aree dell’Ucraina orientale. Fatto che condurrebbe naturalmente a nuove contromisura da parte di Unione Europea e Stati Uniti. Le recenti dichiarazioni di Vladimir Putin circa il fatto che l’Ucraina orientale costituisca uno stato, ha confuso ancora di più la situazione.
 
Niente di tutto questo è in grado di placare le tensioni e intensifica i rischi geopolitici per i mercati finanziari dell’Europa Centro Orientale. Abbiamo già assistito al deterioramento della crescita economica nell’Europa Centro Orientale e nell’Eurozona. Questo significa che la BCE dovrà attuare misure ancora più accomodanti per supportare l’economia ed evitare un ulteriore declino. Ci sarà anche maggiore attenzione alle politiche fiscali: il presidente della Bce, Mario Draghi, si è già espresso a favore di una politica fiscale che svolga un ruolo più incisivo nello stimolare l'economia e nella lotta alla disoccupazione.
 
Tutto questo, combinato con le sanzioni e le contro sanzioni tra Unione Europea e Russia, avrà certamente un impatto sui mercati dei capitali dell’Europa Centro-Orientale, anche se, come in passato le implicazioni negative potrebbero essere limitate. La minaccia di un embargo energetico da parte della Russia, sarebbe molto preoccupante e non porterebbe alcun vantaggio a nessuna delle parti coinvolte. Al contrario condurrebbe a un danno economico massiccio per Russia, Ucraina ed Europa, per questo sembra uno scenario alquanto improbabile.
 
Riguardo i paesi dell’Europa Centro Orientale, l’impatto maggiore della flessione economica russa, 
ricade soprattutto sull’Ungheria. L’Ungheria continua a mantenere importanti relazioni commerciali 
con la Russia ed è fortemente dipendente dalle esportazioni verso la Russia (4,5% del PIL). Anche la Polonia esporta verso la Russia, ma in misura minore e comunque trae beneficio da un tasso di consumi interni maggiormente stabile.
 
In questo contesto economico, le condizioni dei tassi d’interesse a livello globale rimarranno molto basse e la crescita economica globale sarà guidata principalmente da Stati Uniti e Asia. La ricerca di rendimenti interessanti porterà più investitori verso l’Europa dell’Est, dove i rendimenti sono ancora attraenti rispetto ad altre aree geografiche.
 
Raiffeisen Capital Management ha mantenuto la sua esposizione verso la Russia a livelli minimi negli ultimi mesi. In particolare il fondo Raiffeisen Obbligazionario Europa dell’Est attualmente ha una posizione del 5% in obbligazioni in valuta locale e del 2% in obbligazioni russe denominate in euro. Il team di gestione aggiusterà il peso dell’Europa dell’Est secondo l’evoluzione del mercato. Oltre ai paesi già menzionati, va sottolineato il ruolo chiave della Turchia, sulla quale il team di gestione ha una view di lungo termine positiva, grazie alla buona struttura economica e all’orientamento economico. Non vanno in ogni caso dimenticati i rischi geopolitici derivanti dalla situazione irachena.
 

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