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Crisi greca: consigli d'autore per investire

6/14/2012 | Massimo Morici

Per fari sì che Atene rimanga nell'euro ci sono due strade, spiega ad AdvisorOnline Matteo Astolfi, direcotr di M&G Italia. Ecco le indicazioni agli investitori


Ormai l’uscita della Grecia dall’euro non è proprio un’ipotesi remota. Le misure di austerità, popolari e sostenute dalla Germania più forte finanziariamente e più stabile nella politica, sono sempre più indigeste dai cittadini greci che si trovano al punto di rottura. Per fare sì che la Grecia rimanga nell’euro sembrano esserci due strade, spiega ad AdvisorOnline Matteo Astolfi (nella foto), director di M&G Italia: "O l’elettorato deve accettare misure di austerità per il futuro prevedibile, o si deve sperare per un ammorbidimento dei tedeschi, ma ad oggi nessuna delle due opzioni sembra probabile".


"Bisogna tenere conto che arrivati a questo punto, le conseguenze di un’uscita dall’euro per la Grecia potrebbero essere più positive che negative. A mio avviso - prosegue - la situazione nel Paese, e mi riferisco non solo alle finanze pubbliche, ma anche al grave e diffuso malessere sociale, lascia aperte ben poche alternative e il ritorno a una moneta nazionale – qualsiasi nome essa avrà – potrebbe portare solo dei benefici".


Infatti, la Grecia tornerebbe nella posizione di poter operare in maniera autonoma, sottolinea Astolfi, svalutando pesantemente la valuta nazionale e riportando quindi una maggiore competitivià nazionale, soprattutto nelle aree più sviluppate come il turismo. In questo modo la Grecia potrebbe inoltre evitare di pagare parte dei propri debiti.


"Per dare delle indicazioni agli investitori, in questa difficile fase siamo positivi sul mercato azionario - conclude - che è estremamente sottovalutato e risente del panico e del nervosismo diffusi. Se pensiamo a un orizzonte temporale di 4-5 annni ci sono molte opportunità, soprattutto su aziende ben selezionate di Asia e Stati Uniti. Siamo invece decisamente negativi sull’obbligazionario governativo, che è rischioso perché non rende più nulla ed è a rischio inflazione. Consiglieremo di puntare su obbligazioni corporate investment grade e high yield, più di Stati Uniti che Europa: sull’area euro ci sono troppe incognite, per questo andrebbe operata anche una buona diversificazione valutaria, puntando magari sul dollaro".

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