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3/2/2015
Nell’ultimo decennio il trading ad alta frequenza ha registrato una crescente diffusione nelle Borse di tutti i principali paesi avanzati tanto da pesare in media tra il 24 e il 43% sugli scambi in Europa, stando ai dati più aggiornati prodotti da uno studio dell’Esma. L’impatto del trading ad alta frequenza sul mercato azionario italiano ha provato a misurarlo, invece, la Consob nell'ultimo quaderno di finanza che considera il periodo 2011 – 2013, uno studio rilevante anche per le implicazioni di policy e che si inserisce nel dibattito in corso nell’ambito del processo di revisione della direttiva MiFID.
Risultato? A seconda dell’approccio di misurazione, gli esperti della Commissione hanno dimostrato che un incremento di 10 punti percentuali del peso del trading ad alta frequenza “puro” sul totale degli scambi determina un aumento della volatilità intraday (calcolata su un intervallo di 10 secondi ed espressa su base annua) compreso tra i 4 e i 6 punti percentuali. Considerando invece un range più ampio di scambi in alta frequenza, che includa anche l’operatività delle banche d’investimento, l’effetto risulta compreso tra i 3 e i 5 punti percentuali.
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