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Fiscal Impact - PIR ai blocchi di partenza: tante agevolazioni ma attenti ai costi

1/25/2017 | Stefano Massarotto - Facchini Rossi Soci

Il punto dolente dei nuovi Piani individuali di risparmio, pensati per incoraggiare il risparmio a lungo termine, potrebbero essere i profili commissionali


I PIR introdotti dalla Legge di Stabilità sono la grande novità del 2017, creati come soluzione per incoraggiare il risparmio a lungo termine e per far confluire nuovi capitali verso l’economia reale.

 

Il PIR è un “contenitore fiscale” (fondo comune, gestione patrimoniale, contratto di assicurazione, deposito titoli) che permette al sottoscrittore di non scontare tasse sui capital gain e sui dividendi. Il PIR è anche esente dall’imposta di successione e donazione. Tutto ciò a patto che:

  • l’investimento abbia durata minima di cinque anni, non superi l’importo di 30 mila euro annui per un totale di 150 mila euro;
  • almeno il 70% del patrimonio sia investito in titoli emessi da società italiane o radicate in Italia;
  • almeno il 21% del patrimonio sia investito in titoli di società non presenti nell’indice FITSE MIB.

 

Se i PIR avranno successo i benefici potranno essere notevoli e per diversi soggetti: per le imprese italiane, specialmente a media e piccola capitalizzazione, destinatarie di flussi di capitale più stabili, per gli investitori finali che avranno l’esenzione e anche per l’industria finanziaria che giocherà il ruolo più importante nella predisposizione di soluzioni di investimento “PIR compliant”.

 

Ma quanto costano i PIR? Questo potrebbe essere il vero punto delicato. Infatti se è vero che il risparmiatore è esentato dalle imposte sui redditi di capitale e sui capital gain, i costi dei PIR dovranno essere in linea con quelli di prodotti alternativi che offrono lo stesso profilo di rischio per non vanificare il vantaggio fiscale connesso alla loro sottoscrizione.

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