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Borsa Italiana, il 30% del mercato fa una rendicontazione di sostenibilità

7/20/2022 | Marcella Persola

La presentazione del primo database ESG creato da Ir Top Consulting ha permesso di fare una fotografia sul segmento Euronext Growth Milan (ex AIM)


Sono 40 le PMI quotate che rendicontano la sostenibilità, con una market cap di 3,2 miliardi pari a circa il 30% del mercato di Borsa Italiana. E' questa la fotografia che emerge dal primo database ESG creato da IR Top Consulting, boutique finanziaria specializzata sui Capital Markets e nell’Advisory per la quotazione, IPO Partner di Borsa Italiana, volto ad indagare le practice sostenibili delle società quotate sul segmento Euronext Growth Milan (ex AIM) di Borsa Italiana.

 

Al 30 giugno 2022 su 179 società quotate sul mercato EGM, solo il 22% delle PMI rendiconta le proprie attività di sostenibilità. Tuttavia, tale dato deve essere letto alla luce della crescente manifestazione di volontà da parte delle emittenti di adottare un approccio ESG-oriented: rispetto all’esercizio 2020 si registra infatti una crescita del +54% delle aziende che hanno comunicato il loro approccio sostenibile. Le 40 società analizzate rappresentano una capitalizzazione di mercato pari a 3,2 miliardi di euro.

 

Le società ESG-oriented appartengono principalmente al settore Technology services (30%), seguito dai settori Commercial services (13%) e Producer manufacturing (10%).

 

In termini invece di composizione territoriale, la regione più rappresentata è la Lombardia (50%), seguita da Lazio (13%), Emilia-Romagna, Veneto e Campania (8%).

 

L'87% delle imprese rendiconta almeno una tematica ambientale all'interno del proprio documento di sostenibilità; la percentuale scende leggermente passando agli aspetti sociali (29%) e di governance (41%).

 

Un ulteriore aspetto di analisi ha riguardato l'adozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall'AGENDA 2030 dell’ONU. La prima evidenza emersa è che il 60% (46% nel 2020) delle aziende del campione ha preso in considerazione l'impatto che la propria attività ha sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, dato in netto miglioramento rispetto all’esercizio 2020 quando il 54% dichiarava altresì di non adottare politiche SDGs (38% nel 2021). Fra le aziende che aderiscono ai SDGs, il 55% definisce gli obiettivi di natura economica per incentivare una crescita inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti (Decent Work Economic Growth - SDG 8), mentre il 50% li collega al processo di definizione degli obiettivi di natura sociale per incentivare un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti (Quality Education - SDG 4). Infine, il 48% li correla alla necessità di adottare un approccio al consumo e una produzione più responsabile (Responsible Consumption Production - SDG 12). 

 

Inoltre l’analisi condotta ha permesso di comprendere – in termini quantitativi – in che misura le aziende del panel generassero ricchezza e in quale percentuale venisse riallocata ai propri stakeholder. In particolare, l’ammontare del valore economico generato (VEG) è pari a 1,468 milioni di euro, mentre il valore economico distribuito (VED) ammonta a circa 1,327 milioni di euro distribuiti fra i propri portatore di interesse, circa il 94% del valore economico generato.

 

 

Anna Lambiase, ceo e founder di IR Top Consulting, commenta: “La crescente attenzione alle tematiche ESG da parte degli investitori istituzionali ha stimolato la quotazione di società sostenibili che affianchiamo nel percorso di IPO sul mercato Euronext Growth Milan e nel post listing. Con la presentazione del nuovo database proprietario emerge un trend di crescita del +54% delle PMI che rendicontano la sostenibilità che hanno raggiunto un numero complessivo di 40 con una capitalizzazione di 3,2 miliardi, pari a circa il 30% dell’intero mercato. Attraverso l’analisi dei profili ESG delle società quotate, si delinea la necessità da parte delle PMI di adottare un approccio più integrato di rendicontazione, che tenga conto delle performance economiche, sociali ed ambientali in un unico sistema di reporting, volto a monitorare come l’organizzazione crei e mantenga valore nel breve, medio e lungo termine per sé stessa e per i propri stakeholder" spiega Lambiase. "Analizzando le aziende quotate sul segmento EGM di Borsa Italiana, è evidente che, in termini di rendicontazione ESG, le società hanno ancora ampi margini di miglioramento. L’Osservatorio ESG ha evidenziato un duplice aspetto: per chi già rendiconta, è necessario integrare le informazioni rilevanti ESG nel processo di disclosure, definendo obiettivi SDGs (Sustainable Development Goals) raggiungibili, implementati nei piani industriali; invece, per chi ancora non rendiconta, è necessario sviluppare un processo di reporting delle performance sociali, ambientali ed economiche, per sostenere un’idea di progetto sostenibile che verrà condivisa anche con il board. Sembra mancare una visione progettuale di come la sostenibilità possa contribuire alla strategia aziendale e al processo di creazione di valore. Questo elemento assume maggiore valore alla luce della crescente attenzione da parte di banche ed investitori istituzionali, che fondano le loro decisioni di finanziamento anche sulle base delle diverse informazioni non economiche-finanziarie rendicontate dalle PMI.”

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