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Siamo sommersi dal greenwashing

9/20/2021 | Redazione Advisor

Per Ferrero di Ersel: "il rischio che corre l’industria è quello di anticipare i tempi con soluzioni definite ESG che non rispettano ancora necessariamente..."


Come arginare il pericolo greenwashing quando si parla di sostenibilità? Oggi dopo le più recenti bocciature è diventato sempre più di attenzione cercare di fare chiarezza. Ne parliamo con Valeria Ferrero è Responsabile ESG Strategy Ersel

 

 

Dalla recente ricerca di Influence Map alla bocciatura del Financial Reporting Council, il tema del greenwashing sta diventando di grande attualità. Quali sono i rischi per l'industria?
Forse possiamo iniziare col dire che ci sentiamo ormai tutti sommersi dal greenwashing, indipendentemente dai settori e dalle industrie di appartenenza. I temi di sostenibilità sono nati un po’ come etichette di marketing per diventare sostanziali grazie ad evoluzioni di contesto e normative che, fortunatamente, hanno indirizzato gli attori di mercato verso la valutazione seria e concreta dei rischi legati al mancato rispetto di politiche di sostenibilità di lungo termine. In uno scenario che ha dimostrato in molte occasioni che non possiamo prescindere da una sempre crescente attenzione al clima ed al sociale, considerando la governance come pre-requisito di equilibrio e stabilità, il rischio che corre l’industria è quello di anticipare i tempi con soluzioni definite ESG che non rispettano ancora necessariamente l’evoluzione dell’economia reale in termini di processi produttivi, utilizzo delle risorse ed innovazione.

 

Quindi come si può superare tale pericolo?
Il pericolo del greenwashing si supera agendo con serietà e prudenza. Il percorso che governi, imprese e finanza possono compiere insieme è un’enorme opportunità che non possiamo perdere. Il ruolo che gli intermediari possono giocare in questa partita è veramente determinante. Sono necessari studio, investimenti e risorse e sarà indispensabile lo sviluppo di un contesto normativo e regolamentare che arrivi a definire in tempi brevi criteri armonizzati di valutazione, misurazione e monitoraggio. Il Regolamento europeo 2088 del 2019 (SFDR), entrato in vigore a marzo, mira a rafforzare la trasparenza necessaria al mercato e ha aperto la strada verso criteri uniformi di valutazione. Ne abbiamo condiviso le logiche e rispettato i principi, evitando di incorrere in comunicazioni che avrebbero potuto rivelarsi fuorvianti per i nostri clienti.

 

I due report citati non hanno solo bocciato alcuni asset manager, ma ne hanno promosso altri. Cosa ha permesso ad Ersel di distinguersi, dal suo punto di vista?
La sostenibilità e l’attenzione agli interessi di tutti gli stakeholder sono da sempre elemento distintivo del nostro gruppo. Abbiamo istituito un Comitato manageriale di sostenibilità e deciso di affrontare questo percorso con cautela, consapevoli del fatto che non si tratta solo di parlare di etichette ESG ma che integrare il rischio di sostenibilità ambientale, sociale e di governance nei processi di investimento è requisito imprescindibile per garantire il perseguimento degli obiettivi di investimento. In sostanza, il fine ultimo di una politica di gestione sostenibile dovrebbe sempre essere quello di tutelare gli investitori da logiche ESG puramente formali.

 

Quali sono gli elementi differenzianti sul tema ESG di Ersel rispetto ai peer?
Nell’ambito delle strategie azionarie, un esempio è il fondo Leadersel Innotech ESG, tra i fondi ESG più recenti nell’ambito dell’innovazione tecnologica. Si tratta di una chiara espressione di come la costituzione di un portafoglio attento ai fenomeni e ai rischi legati al cambiamento climatico, al controllo delle emissioni, alla deforestazione, alle discriminazioni sociali, agli standard lavorativi e al comportamento dei vertici aziendali, sia alla base dell’attività del Gruppo. Il Clean Tech è tra i temi di investimento che caratterizzano il fondo. Parliamo quindi di investire in processi, prodotti e servizi che riducono gli impatti ambientali negativi attraverso miglioramenti significativi dell'efficienza energetica, uso sostenibile delle risorse e con un orientamento ad attività di protezione ambientale. L’universo investibile del fondo è costituito anche da società giovani, molto spesso non ancora strutturate per dare trasparenza sui dati di profilo ESG. In questi casi, il team di gestione dialoga con le società per comprendere il loro livello di sensibilità e pianificazione degli aspetti di sostenibilità.

Nello svolgimento della propria attività il team di gestione si avvale inoltre di un Comitato scientifico che comprende accademici, esperti di private equity/venture capital e di settore.Il Comitato affianca il team di gestione nell’individuazione e nella comprensione dei cambiamenti e delle innovazioni scientifiche e tecnologiche destinate a rivoluzionare le tematiche identificate dal processo di investimento.

 

Quali sono le ultime novità che presenterete su questo tema? 
Ci siamo recentemente presentati al mercato con il fondo Equiter Infrastructure II. La strategia di investimento, nel rispetto di un approccio “finance first”, seleziona i progetti target sulla base di criteri di impatto sociale e ambientale positivo. In pipeline sono presenti investimenti che riguardano settori strategici per il rilancio dell’economia reale del Paese e in linea con gli obiettivi del piano di sviluppo europeo: infrastrutture sociali/PPP, utilities e rinnovabili, infrastrutture digitali, trasporto, turismo e rigenerazione urbana. Il fondo struttura il processo di investimento per assicurare un giudizio di merito sulla base di criteri di impatto positivo e sostanziale, tutelando appunto gli investitori da logiche di adesione unicamente formale ai principi di sostenibilità. Il fondo utilizza strumenti e processi integrati di pianificazione ex ante, misurazione in itinere, valutazione ex post e gestione dell’impatto che consentano la rilevazione e la valutazione quantitativa e qualitativa dei risultati generati dai singoli investimenti. Al fine di garantire la trasparenza nel confronto degli investitori, il fondo affida l’intero processo di valutazione dell’impatto a Tiresia, Politecnico di Milano, terza parte indipendente e con competenze specifiche in materia.

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