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Banche, pronti alla ricapitalizzazione

10/27/2011

Ricapitalizzazione entro la fine di giugno del 2012, raddoppiando il patrimonio minimo proprio, niente distribuzione di dividendi fino alla conclusione del piano di rafforzamento.


Sono i punti chiave del documento finale sul settore del credito sul quale sarebbe stato trovato l'accordo in vista dell'eurovertice odierno.

Fissando al 30 giugno 2012 la data entro la quale dovrà avvenire la ricapitalizzazione, la bozza stabilisce che le banche, per rifinanziarsi, dovranno utilizzare prima dei capitali propri, anche attraverso ristrutturazioni e cartolarizzazioni; poi potranno chiedere l'intervento degli Stati se necessario; infine, se tale intervento non dovesse essere disponibile, può intervenire il fondo salva-Stati Efsf.

Il risultato, comunque, dovrà essere quasi il raddoppio del cosiddetto capitale core Tier1, il coefficiente patrimoniale, ossia il livello minimo di risorse proprie della banca, portandolo dall'attuale 4-5% al 9%. Fino a quando questo tetto non sarà raggiunto, gli istituti di credito saranno sottoposti a una serie di restrizioni, le prime delle quali saranno il blocco nella distribuzione dei dividendi e il pagamento dei bonus.

Nella bozza del documento non viene indicata la cifra complessiva delle ricapitalizzazioni che, però, dovrebbe essere di 108 miliardi. L'assenza di un numero preciso è legata alle decisioni sulla Grecia: l'entità del capitale necessario al rafforzamento per ogni singola banca dipenderà infatti dalla quantità di debito greco in portafoglio e da quanto questo verrà "svalutato". L'ipotesi di portare l'haircut dal 21% al 60% è infatti ancora oggetto di trattativa fra Eurozona e sistema bancario.

Se non sarà possibile il ricorso al capitale privato saranno chieste agli stati garanzie "per fornire sostegno diretto alle banche affinché possano accedere a finanziamenti a termine quando sarà necessario". Finanziamenti a breve termine, ricorda il documento, sono comunque attivati dalla Bce. "Una semplice ripetizione dell'esperienza del 2008, quando la realizzazione degli strumenti per la liquidità sono stati lasciati alla discrezione degli stati, non sarebbe in grado - si legge nella bozza - di fornire una soluzione soddisfacente date le attuali condizioni dei mercati". E' invece necessario "un approccio coordinato a livello Ue sui criteri di accesso, i prezzi e le condizioni".

Al raddoppio del core Tier 1 si oppongono "fermamente" tanto le casse di risparmio europee riunite nella Esbg (European savings banks group) quanto le banche cooperative. In una lettera inviata a Barroso e al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, la Esbg sottolinea che un "trattamento differenziato deve essere contemplato a seconda della minaccia che gli istituti finanziari hanno rappresentato in passato per la stabilità del sistema finanziario". L'associazione sottolinea poi che, con un simile aumento dei requisiti minimi di capitale Core Tier 1, "la maggioranza" degli istituti finanziari europei non passerebbe il prossimo giro di stress test. Questo, a sua volta, porterebbe a una "ulteriore e più marcata diffidenza nei mercati finanziari".

Anche l'associazione delle banche cooperative europee (l'Abce alla quale aderiscono la Federazione italiana delle banche di credito cooperativo e l'Associazione nazionale fra le banche popolari) contesta duramente l'ipotesi Ue di alzare al 9% (contro il 7% previsto da Basilea 3) il core Tier 1 per gli istituti di credito inseriti nel piano di ricapitalizzazione: "Le banche cooperative - scrive l'associazione al presidente Ue, Josè Barroso -, che a differenza della banche spa non possono ricorrere al mercato dei capitali per patrimonializzarsi, potrebbero essere costrette, nel breve termine a tagli drastici nei propri attivi di bilancio per incrementare i ratios patrimoniali. E questo rischia di avere un impatto negativo sul finanziamento all'economia reale e, specificamente, delle piccole e medie imprese".

Mario Draghi, prossimo governatore della Banca centrale europea, parlando oggi al convegno sulla Giornata mondiale del risparmio ha detto che "la richiesta di coefficienti patrimoniali temporaneamente più elevati è necessaria per fronteggiare le attuali preoccupazioni degli investitori, con benefici per la raccolta delle banche sui mercati all'ingrosso". Draghi, precisando che l'ammontare sarà determinato per ciascuna banca tenendo conto dell'esposizione al rischio sovrano, si è detto certo che le banche italiane siano "in grado di rispondere a questa nuova sfida".

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