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L'anno nero delle banche: il futuro è il porta a porta

1/22/2013 | filippo.brunamonti

Il bilancio della Bce parla chiaro: ben 40 istituti in meno nell'ultimo anno; occorre un rilancio dell'attività ("Una vera ristrutturazione industriale da governare" spiega Megale, Cgil)


 

Dimenticate il "lusso" dello stipendio fisso e di un posto in banca: oggi, sovrapproduzione, flessibilità, riconversione, salario variabile ed esuberi spingono a ripensare la strutture, e il futuro, delle aziende di credito. "Per la prima volta le banche entrano in un vero riassetto industriale" dichiara Agostino Megale, segretario della Fisac Cgil, al Corriere della Sera. La trasformazione è imputabile a due fattori primari, "crisi e innovazione". E' in atto una vera e propria rivoluzione nel modo di fare banca, incalza Francesco Micheli, direttore generale operativo di Banca Intesa (che, tramite l'Abi, ha ora in mano la strategia della riorganizzazione e delle vertenze); è un fatto che le operazioni in banca, con tanto di classica fila allo sportello, siano diminuite del 60% circa. Ad invertire la rotta è sicuramente il web, più rapido delle tradizionali filiali. E poi ci sono troppi sportelli, una sorta di "eccesso di capacità produttiva" commentano in Abi.
 

 

Troppo presto per far circolare dati ufficiali, ma si parla di 35.000 bancari di troppo. Lo smaltimento degli organici è direttamente proporzionale alla chiusura degli sportelli, 1.900 su suolo italiano. Il punto più delicato è il cambiamento, neanche troppo anacronistico, del cosiddetto "contenuto del lavoro": oggigiorno, per l'attività di sportello la parola chiave è mettersi in moto: se il cliente non va in banca con le sue gambe, deve essere la banca a spostarsi verso il cliente, con il rilancio del porta a porta del prodotto finanziario. Ma anche del mutuo, del conto corrente e della carta di credito. 

 

Come riporta il Sole 24 Ore, la Banca della Valsassina - Credito Cooperativo e le casse di Risparmio di Città di Castello, di Foligno, di Terni e Narni sono solo gli ultimi esempi di banche alla deriva. Stando ai dati diffusi dalla Banca centrale europea (Bce), sono ben 40 gli istituti di credito o i marchi che hanno chiuso i battenti nel nostro Paese durante il 2012. In termini percentuali, in Italia, abbiamo sperimentato un calo del 7% delle istituzioni finanziarie (banche commerciali, di risparmio, uffici postali con funzione bancaria e cooperativa del credito). A livello europeo, l'epidemia non perdona: il numero delle istituzioni monetarie finanziarie (Mfi) italiane è passato da 7.533 a 7.059 unità negli ultimi 12 mesi.

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