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10/15/2012
Il diluvio di nuova moneta immesso in circolo dalla Federal Reserve non danneggia i paesi emergenti. A sostenere, infatti, che il terzo programma di alleggerimento quantitativo (QEIII) non avrebbe ripercussioni di sorta è stato il presidente della Fed, Ben Bernanke, intervenendo al seminario annuale organizzato dalla Banca centrale del Giappone e dell'Fmi.
La politica accomodante attuata dalla banca centrale degli Stati Uniti, ha sottolineato Bernanke, «punta a raggiungere il suo duplice mandato che è quello di favorire l'occupazione e la stabilità dei prezzi. Questa politica non solo aiuta a rafforzare la ripresa economica degli Stati Uniti ma ha l'effetto di sostenere anche l'economia globale».
Bernanke non ha concesso spazio alle critiche espresse proprio a conclusione del seminario dalla direttrice generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde. Un quadro per nulla rassicurante.
Secondo Bernanke, tuttavia, la Fed sta svolgendo «un ruolo fondamentale nel sostenere l'economia degli Stati Uniti». Per il presidente della Fed, «non è affatto chiaro che le politiche accomodanti adottate dalle economie avanzate hanno come conseguenza maggiori costi sulle economie emergenti».
«Le politiche monetarie accomodanti nei paesi avanzati - aveva spiegato Lagarde - sono suscettibili di alimentare i flussi di capitali volatili verso le economie emergenti. Questo potrebbe ridurre la capacità di queste economie ad assorbire potenziali vasti flussi di capitali e condurre ad un surriscaldamento, alla formazione di bolle sui prezzi di alcuni attivi e alla nascita di squilibri finanziari».
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