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Istituzionali sempre più attenti al risk management

2/28/2014 | Redazione Advisor

Secondo l'indagine condotta da BNY Mellon in collaborazione con il premio Nobel per l'Economia Markowitz, la gestione dei rischi sarà fondamentale


Basta cercare alpha, maggiore consapevolezza dei rischi e ricerca di trasparenza. Sembrano essere questi alcuni degli spunti emersi dall'indagine "New Frontiers of Risk: Revisiting the 360° Manager" realizzata da BNY Mellon, società globale di investimenti, in collaborazione con il Premio Nobel per l’Economia Harry Markowitz.

Inoltre l’80% degli investitori istituzionali ritiene che la gestione dei rischi sarà sempre più importante nell’attuazione delle strategie di investimento. Il 73% prevede un aumento della spesa per il risk management sul fronte degli investimenti, e il 68% dedicherà più tempo ai problemi legati ai rischi operativi.

“Gli investitori istituzionali stanno fronteggiando delle pressioni formidabili. Ci sono le novità normative, la questione della trasparenza e i rischi legati agli investimenti”, dichiara Debra Baker, responsabile della divisione global risk solutions di BNY Mellon. “Molti investitori sono colti impreparati dinanzi alla complessità dello scenario odierno: proprio quando pensavano di aver misurato, gestito e mitigato quasi tutti i rischi, ecco che ne emergono di nuovi – e quelli vecchi cambiano forma. Emerge allora con forza la necessità di una funzione di gestione onnicomprensiva, che controlli sia i rischi, sia il modo in cui questi si influenzano l’uno con l’altro, sia il loro impatto sul piano complessivo di investimenti”.

Il nuovo studio arriva a dieci anni di distanza dall’indagine realizzata da BNY Mellon nel 2005, sempre in collaborazione con il Premio Nobel Markowitz, e intitolata New Frontiers of Risk: The 360° for Pensions and Nonprofits. Nel 2005, gli investitori istituzionali stavano appena iniziando a riconoscere l’esigenza di un programma strutturato e olistico di gestione dei rischi. Il nuovo studio rileva come, dopo la crisi finanziaria del 2008, il risk management sia oggi una priorità per la grande maggioranza degli investitori istituzionali.

Secondo Markowitz, “La crisi del 2008 era diversa. E così anche quella del 2000, legata allo scoppio della bolla informatica. Anche la prossima crisi avrà caratteristiche differenti da quella attuale”. Qual è la morale? “La selezione dei portafogli non potrà mai procedere in automatico. Ci sarà sempre bisogno di un team affidabile di analisti quantitativi, impegnato ad analizzare la situazione in tempo reale. Inoltre, bisognerebbe accertarsi che i vertici aziendali capiscano gli assunti su cui si basa la gestione del portafoglio, siano al corrente delle asset class esotiche impiegate, e conoscano tutte le vulnerabilità dell’approccio di investimento”. In altre parole, aggiunge Markowitz, “bisogna integrare il controllo dei rischi a livello aziendale, e non solo di singolo portafoglio”.

Stando ai risultati del sondaggio 2013, gli eventi di mercato legati alla crisi del 2008 e la conseguente fase di recessione rappresentano le ragioni principali che hanno spinto gli investitori istituzionali a concentrarsi sulla gestione dei rischi. Più del 60% del campione dichiara che questa maggiore consapevolezza ha portato la propria società a istituire nuove pratiche di risk management. Il 59% di chi ha risposto al sondaggio ritiene di aver beneficiato, nel corso degli ultimi 5 anni, dell’evoluzione delle strategie di risk management, nonostante molti trovino difficile quantificare l’impatto positivo.

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