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2020, arrancano Germania e Italia. Le previsioni di S&P

1/16/2020 | Daniele Riosa

L’agenzia di rating spiega che il settore bancario del nostro Paese “avrebbe urgente bisogno di una ulteriore fase di consolidamento”


L’Eurozona crescerà dell’1 per cento nel 2020 e del 1,2 nel 2021, l’Italia dovrebbe invece raddoppiare il dato dello scorso anno e raggiungere lo 0,4%, mentre il 2021 dovrebbe chiudersi con un +0,6%. Sono in sintesi le previsioni economiche per l’area EMEA presentate a Milano da S&P Global Ratings. Oltre all’Italia, a soffrire di più sarà la locomotiva dell’Europa: la Germania, con un PIL atteso a +0,5% nel 2020 e +1% nel 2021. Più confortanti i dati di Francia e Spagna. Parigi crescerà dell’+1,3% in entrambi gli anni, Madrid avanzerà di un buon +1,7% nel 2020 e +1,6% nel 2021.

Sylvain Broyer, capo economista per l'area Emea di S&P Global Ratings, si è poi soffermato sulle future mosse della BCE spiegando che “il suo lavoro non è finito. Per questo ci aspettiamo che Christine Lagarde taglierà ancora i tassi, ma non presto, probabilmente dopo l'estate, quando le condizioni finanziarie saranno meno favorevoli". Per l’economista, l’istituto di Francoforte, "pur non avendo molte munizioni a disposizione non può restare fermo, con l'inflazione ancora troppo lontana dal target". In ogni caso la revisione strategica avviata dalla Bce "non stravolgerà le condizioni della politica monetaria".

Tornando al nostro Paese, Roberto Panichi, senior director corporate ratings di S&P, ha illustrato i motivi delle difficoltà dell’Italia la cui frenata è dovuta in maniera particolare “al rallentamento del commercio globale, che penalizza la domanda esterna. A ciò si aggiunge la scarsa la produttività oraria del lavoro, che se è sostenuta dai settori quali la manifattura i comparti tecnologici e i servizi finanziari, viene zavorrata dalla Pubblica amministrazione, dai servizi non e finanziari e dal settore delle costruzioni”. Che cosa servirebbe per rilanciare la produttività del lavoro? “Investimenti consistenti soprattutto in ambito tecnologico”.

Venendo al settore bancario, Mirko Sanna, director financial institutions dell’agenzia di rating, spiega che quello “europeo vedrà un peggioramento della qualità del credito. Quello italiano, invece, avrebbe urgente bisogno di una ulteriore fase di consolidamento”. Ci sono poi aspetti positivi come “la riduzione più rapida del previsto degli Npe”. Ma anche in questo ambito “la strada da percorrere per Roma, se confrontata con la media europea, è ancora lunga”.

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