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Crisi Usa, accordo in extremis

8/1/2011 | Italo Marchesi

Con un accordo sull'aumento del debito statunitense sui mercati "ci sarà sollievo", anche se la minaccia di un declassamento degli Stati Uniti rimane alta.


 

Con un accordo sull'aumento del debito statunitense sui mercati "ci sarà sollievo", anche se la minaccia di un declassamento degli Stati Uniti rimane alta. E' questo il commento a caldo di Mohamed El-Erian, amministratore delegato di Pimco, il maggiore fondo comune di investimento al mondo, dopo la lunga notta che ha visto proseguire a oltranza il confronto tra democratici e repubblicani per raggiungere un accordo volto a scongiurare il primo default della storia degli Stati Uniti.
 
 
Un accordo che, secondo Mark Zandi, capo economista di Moody's Analytics allontanerebbe l'incertezza e aiuterebbe il mercato del lavoro, ma sul quale ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere. Secondo indiscrezioni pubblicate nella notte dalle agenzie, l'accordo di massima sembra prevedere tagli alle spese per 2.800 miliardi di dollari in 10 anni e un aumento del tetto del debito di uguale entità in due fasi, la prima immediata da 1.000 miliardi di dollari. Le spese saranno ridotte di 1.000 miliardi nella prima fase. Una commissione sarà creata per determinare ulteriori 1.800 miliardi di dollari di tagli. Le sue raccomandazioni dovranno essere avanzate in Congresso entro il Giorno del Ringraziamento (il quarto giovedì di novembre). E il Congresso dovrà approvare entro dicembre. Se non saranno approvate scatteranno dei tagli automatici alle spese anche per la difesa e il Medicare. Il piano non prevede aumenti delle tasse almeno per il primo anno e mezzo. Il Congresso dovrà votare un emendamento alla Costituzione per un budget bilanciato, ovvero che consenta al governo di spendere solo quanto raccolto con le entrate fiscali. 
 
 
Nell'attesa di vedere le reazioni dei mercati nella giornata di oggi, un primo segnale positivo era arrivato dai listini mediorientali con Dubai che ha chiuso con il maggior rialzo da due settimane a questa parte alla notizia dell'accordo preliminare tra il presidente americano Barack Obama e i Repubblicani: l'indice DFM General è salito dello 0,8%, il guadagno maggiore dal 13 luglio scorso. 
 
Con una soluzione del nodo del debito Usa, oggi in Europa i listini potrebbero segnare un rimbalzo, anche se resta da vedere quanto l'effetto benefico potrà durare e se ci saranno conseguenze positive anche sul mercato dei bond. 
 
 
(ultimo aggiornamento lunedì 1 agosto ore 00.15)

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