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L’altra guerra commerciale tra Giappone e Corea del Sud

9/11/2019

Anja Eijking di BMO Global AM: “Nel corso dello stesso mese l’indice Tankan ha raggiunto il livello più basso degli ultimi tre anni circa”


“Il governo giapponese ha tagliato le previsioni di crescita sull’economia interna per l'esercizio in corso allo 0,9% rispetto alla precedente stima dell'1,3%, con una crescita delle esportazioni fortemente influenzata dalle continue tensioni commerciali e dal rallentamento della crescita economica globale”. Anja Eijking, gestore del fondo BMO Global Convertible Bond di BMO Global Asset, sottolinea come “i dati mostrano che le esportazioni giapponesi sono diminuite per il settimo mese consecutivo a giugno. Oltre alle conseguenze della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, vi sono state anche tensioni commerciali tra Giappone e Corea del Sud”.

“All'inizio del mese di luglio – argomenta l’esperta - il Giappone ha addotto timori in materia di sicurezza nazionale ponendo delle restrizioni alle esportazioni di materie prime d’importanza fondamentale per il settore tecnologico sudcoreano. Nel corso dello stesso mese, l’indice Tankan sul sentiment nel settore manifatturiero nipponico ha raggiunto il livello più basso degli ultimi tre anni circa”.

In generale “le nostre prospettive rimangono moderatamente positive. Il nostro scenario di base rimane fedele e continua a escludere una recessione negli Stati Uniti nel breve termine. Nonostante alcuni dati macroeconomici più deboli, l'economia statunitense continua ad essere solida e sostenuta da un forte mercato del lavoro, dai consumi e dalle stime dell’indice ISM (non manifatturiero). Tuttavia, le prospettive economiche globali si sono deteriorate, con un'Europa particolarmente fragile. La produzione industriale, le spese in conto capitale, l’andamento degli ordini di acquisto e il commercio globale si sono indeboliti".

Il tema della guerra commerciale - prosegue - continua ad avere ripercussioni negative e l'impatto indiretto dell'incertezza pesa sulla fiducia delle imprese. L'inflazione resta bassa, il che consente uno stimolo monetario accomodante. L'efficacia di un ulteriore allentamento monetario (in particolare nel Vecchio Continente) e le possibilità di uno stimolo fiscale (gli Stati Uniti hanno già un disavanzo di bilancio elevato) per sostenere l'economia in un contesto in deterioramento sono motivo di preoccupazione”.

L’economista ritiene che “le prolungate tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina rappresentino il rischio principale. Anche se i modelli sembrano indicare che l'impatto diretto della guerra commerciale sull'economia statunitense e cinese sia relativamente modesto, l'impatto indiretto della riduzione degli investimenti e della fiducia dei consumatori potrebbe essere molto maggiore. Inoltre, la flessione del commercio globale colpisce in particolare economie come l'Europa, e una crescita minore si ripercuoterebbe sull'economia mondiale. Anche i negoziati commerciali tra gli Stati Uniti e l'Europa nel corso dell'anno potrebbero rappresentare un rischio”.

“Tuttavia, con entrambe le parti capaci di ritorsioni, reputiamo meno probabile un'escalation della guerra commerciale tra gli Stati Uniti e l'Europa prima delle prossime elezioni americane. Inoltre, nei prossimi mesi sono in gioco fattori quali l’esito di una hard Brexit, la situazione politica italiana e il tema del deficit di bilancio, oltre ai disordini politici di Hong Kong”, conclude Anja Eijking.

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