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Schroders: perché la Cina continuerà a rallentare

1/20/2015 | Craig Botham

Il target del governo nel 2014 (7,5%) non è stato centrato. Ora Pechino sembra essere più cauta rispetto al passato nell’uso delle leve economiche, spiega l'economista esperto di mercati emergenti


L’economia cinese è cresciuta del 7,3% nell’ultimo trimestre del 2014, battendo le attese di mercato e portando l’espansione del Pil per l’intero anno al 7,4%. Tuttavia, il target del Governo – posto al 7,5% - non è stato centrato. Di seguito pubblichiamo un commento a cura di Craig Botham, Emerging Markets Economist di Schroders.

Su base trimestrale, la crescita è rallentata dall’1,9% all’1,5%. L’espansione del PIL è stata sostenuta dagli stimoli del Governo, sotto forma di allentamento sul credito e accelerazione della spesa infrastrutturale, ma è interessante notare come il target del 7,5% sia stato mancato nonostante queste misure. Pechino sembra essere più cauta rispetto al passato nell’uso delle leve economiche a propria disposizione, poiché crescono gli squilibri e le instabilità.

A dicembre, i dati a maggior frequenza non sono stati né particolarmente forti, né particolarmente deboli. Sebbene la produzione industriale abbia superato le attese, attestandosi al 7,9% rispetto al 7,2% a/a del mese precedente, le vendite al dettaglio hanno deluso, contrariamente a quanto accaduto a novembre. Probabilmente, ciò riflette principalmente il venire meno della distorsione causata in quel periodo dalla chiusura delle fabbriche, coincisa con l’incontro dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) e con le ferie.

Gli investimenti, al contempo, sono risultati in linea alle attese, mostrando una crescita annuale del 15,7%, solo marginalmente inferiore al dato di novembre (15,8%). Tale risultato è giunto nonostante l’ulteriore rallentamento degli investimenti immobiliari e la stagnazione dei dati sul manifatturiero, grazie al forte supporto offerto dal settore delle infrastrutture, cresciuto ancora una volta di più del 20% su base annuale.

Le vendite immobiliari, d’altro canto, sono nuovamente diminuite, sebbene a un ritmo lievemente inferiore rispetto a novembre. Combinando tale fattore con il rallentamento degli investimenti in real estate, sembra che, come ci aspettavamo, l’allentamento monetario già realizzato non sia stato sufficiente a dare nuovo vigore al settore. Una serie di recenti report relativi al tasso di default sulle obbligazioni e ad altre difficoltà delle imprese edili riflette tale problema; il Governo sembra per ora a suo agio con l’idea di far “soffrire” ancora un po’ il settore privato. Guardando al futuro, ci aspettiamo che la crescita economica cinese rallenterà nuovamente nel primo trimestre del 2015, poiché le riforme fiscali e il calo dei ricavi dalla vendita di proprietà terriere colpiranno i bilanci delle amministrazioni locali.

Ciò vorrà dire maggiori stimoli, tramite tagli ai tassi di interesse e ai coefficienti sui requisiti di riserva delle banche. Tuttavia, ci aspettiamo anche che il Governo stabilirà per il 2015 un target più basso per la crescita del PIL, che sarà però mancato. L’espansione del settore della finanza “ombra” a dicembre, via via che lo stimolo monetario è penetrato nel sistema, indica una ragione importante alla base delle esitazioni di Pechino nel dare avvio a ulteriori stimoli: questo tema resterà valido anche nel 2015.

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