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Il mercato obbligazionaro non è in una bolla

12/14/2012 | Redazione Advisor

A parlare è Chris Iggo, cio Global Fixed Income di AXA Investment Managers che esclude un effetto "gregge" nell'acquisto di reddito fisso per il prossimo futuro.


"Niente bolla per il mercato obbligazionario".

 

Lo sostiene Chris Iggo cio Global Fixed Income di AXA Investment Managers nel suo consueto report mensile, avvalorato dal fatto che in questa fase è corretto affermare che la performance delle obbligazioni nel corso dell’ultimo anno non è in linea con la media di lungo periodo, soprattutto per il credito investment grade e high yield, e che alcuni titoli di Stato sono sopravvalutati rispetto all’ancoraggio intrinseco della crescita attesa del PIL nominale.

 

Secondo Iggo bisogna focalizzarsi su alcuni degli aspetti comportamentali.
"Prima di tutto, il concetto del “più stolto”. Ci si aspetterebbe di assistere al fenomeno più di frequente nel mercato delle nuove emissioni, dove gli investitori potrebbero acquistare obbligazioni societarie emesse di recente con la speranza di venderle in fretta poiché la domanda del mercato era un multiplo delle nuove obbligazioni offerte. Oserei dire che questa è in realtà una caratteristica comune del mercato obbligazionario.

Le società tendono ad emettere obbligazioni quando sono sicure che ci sia molta domanda ed è solitamente solo ai margini che si verifica questo eccesso di operazioni inutili. La maggior parte degli investitori sottoscrive nuove emissioni poiché vuole investire nell’obbligazione di lungo periodo. Se l’obbligazione fosse emessa ad un prezzo tale da sembrare eccessivo, allora la domanda sarebbe inferiore".

 

Estrapolazione 

"Stiamo ricevendo un gran numero di studi che riguardano l’outlook per il credito nel 2013. I temi comuni sono che non ci si aspetta un aumento dei tassi d’interesse e quasi non si prevede un’ulteriore e sostanziale riduzione degli spread del credito rispetto ai livelli attuali. Pertanto, le previsioni
di
rendimento del reddito fisso per il 2013 sono molto moderate – focalizzandosi fondamentalmente sul rendimento cedolare o anche meno per le obbligazioni governative core, un rendimento del 3-5% per il credito, generato soprattutto dallo spread attuale, e un rendimento leggermente più elevato dall’high yield temperato dalla view che i tassi di default potrebbero anche peggiorare. Non esiste estrapolazione dei rendimenti elevati ottenuti nell’ultimo paio d’anni. Infatti, perché il mercato del credito USA possa rendere ancora il 10%, i rendimenti dovrebbero calare dell’1% (vale a dire un rendimento dei Treasury a 10 anni pari a circa lo 0,5%) o gli spread dovrebbero scendere di 100bp (producendo uno spread medio del credito di 50bp)".


Effetto gregge

"Diversi fattori hanno contribuito ad incoraggiare grossi afflussi nel reddito fisso. Lo scenario generale per gli investimenti, l’incertezza sulla crescita e la politica sono evidentemente una forte ragione di questi flussi. Tuttavia, esistono anche motivazioni di tipo normativo, come ad esempio i più stringenti requisiti di liquidità per le banche, la direttiva solvency II per le compagnie assicurative e il derisking generale dei fondi pensione.
A ciò si aggiunge l’acquisto di titoli obbligazionari da parte delle banche centrali e dei fondi sovrani. Tuttavia, non tutti questi fattori cambieranno ed è probabile che nessuno tra questi subisca un’inversione di tendenza. I regolatori non faranno improvvisamente marcia indietro dalla richiesta alle istituzioni finanziarie di detenere una maggiore quantità di titoli obbligazionari.

L’allentamento quantitativo non verrà interrotto di qui a breve. Sarà necessario essere molto persuasivi per convincere una popolazione che invecchia costantemente che le loro richieste di reddito saranno meglio esaudite dal mercato azionario. E quindi, anche se potrebbe esserci stato un effetto gregge
nell’acquisto di obbligazioni, è improbabile che lo stesso effetto si verifichi sulle vendite nel prossimo futuro. Né lo scenario economico né il contesto normativo sostengono un simile cambiamento".

 

Farla franca

"Le obbligazioni sono state l’invidia del mondo finanziario nell’ultimo paio d’anni ma non ci stancheremo mai di sottolineare come all’interno del mercato obbligazionario ci sia tutta una gamma di rischi. I linker britannici a cinque anni non sono come il debito subordinato bancario spagnolo.

Gli investitori obbligazionari continueranno ad ottenere rendimenti accettabili, certamente non restando investiti passivamente nelle parti costose del mercato, ma detenendo un portafoglio attivo e diversificato.
Il mondo azionario si augura tempi migliori e un grosso flusso di denaro per gli investimenti che giri dal reddito fisso ai titoli azionari ma c’è una ragione (o anche 100) per cui le obbligazioni hanno fatto meglio e per cui non andranno improvvisamente fuori moda". 

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