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Materie prime, volatilità protagonista

6/8/2011 | federico.leardini

Tornano a crescere i prezzi dei beni agricoli. La Francia si fa portavoce del problema dei prezzi al G20


Volatilità protagonista sul mercato delle materie prime.

 

BENI AGRICOLI - E' ancora una volta il fronte alimentare che da i principali scossoni a un mercato che negli ultimi mesi è salito sempre più spesso agli onori della cronaca.

Lo zucchero torna a segnari i massi da due mesi a questa parte, in scia alle preoccupazioni che vengono dal mercato brasiliano: l'area del Brasile centro meridionale, la principale del paese, produrrà meno delle attese in questa stagione.

I prezzi della soft-commodity a New York hanno così guadagnato ieri il 3,2% a New York, a 24,35 cent per libbra, il 19% in più dal minimo toccato lo scorso 6 maggio.

In salita anche le quotazioni di caffè e cacao.

Per contrastare queste continue spinte rialziste si sta muovendo anche il G20, attraverso l'implementazione dell'Amis, l'Agriculture Market Information System: un sistema di raccolta e diffusione delle informazioni su scala globale per tutto quello che riguarda i mercati dei beni agricoli.

L'obiettivo è garantire un flusso costante di informazioni in grado di ridurre la componente di volatilità collegata a questi settori.

"Il mercato non può più operare alla cieca - afferma Bruno Le Maire, ministro francese dell'agricoltura - c'è bisogno di una fornitura costante e affidabile di informazioni sulla produzione e la distribuzione".

Proprio la Francia ha fatto di questa campagna una delle sue bandiere nel periodo di presidenza dell'organismo internazionale quest'anno.

 

ORO E PETROLIO - Sostanziale stabilità, invece, per i due beni più popolari.

L'oro continua a trattare attorno ai 1550 dollari, senza però superare mai quella soglia e, soprattutto, senza approfittare delle parole di Ben Bernanke, che nel suo discorso ad Atlanta ha ammonito gli Usa che la ripresa procede con frustrante lentezza.

Stesso discorso per il petrolio, che pur con un dollaro che continua ad indebolirsi, non rialza la testa, rimanendo nel solco tracciato nelle ultime settimane di circa 115 dollari per il Brent e di poco sotto i 100 per il Wti.

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