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Mercati emergenti, potenzialità intatte nel lungo periodo

7/18/2011 | Redazione Advisor

A giugno le azioni hanno presentato un andamento differenziato nei mercati emergenti (ME); la maggior parte degli indici ha chiuso con leggere perdite nel raffronto mensile.


A giugno le azioni hanno presentato un andamento differenziato nei mercati emergenti; la maggior parte degli indici ha chiuso con leggere perdite nel raffronto mensile. Oltre ai timori sempre presenti relativamente all'inflazione e ai tassi di interesse, questa volta hanno penalizzato il sentiment degli operatori i dati congiunturali USA inaspettatamente deboli e la conseguente flessione dei listini azionari USA. Secondo Raiffeisen Capital management, l'economia mondiale potrebbe ancora vivere abbastanza bene con una crescita economica statunitense ancora decisamente positiva, per quanto debole e al di sotto della media. Qualora invece l'economia USA ripiombasse in una stagnazione o peggio in una nuova recessione, le conseguenze per le prospettive di crescita mondiali sarebbero palpabilmente negative. Tanto più che al momento non ci si possono aspettare forti impulsi di crescita né dall'Europa né dal Giappone e che anche in Cina si moltiplicano i segnali di indebolimento.

Le economie dei mercati emergenti nel loro complesso si trovano ancora in una fase di crescita, tuttavia si moltiplicano da più parti i segnali di un sensibile indebolimento della dinamica di crescita. Attualmente siamo più inclini a considerarla una depressione passeggera all'interno di uno sviluppo che conserva intatte le sue potenzialità nel lungo periodo. Anche gli Stati dell'Europa centro-orientale (Stati CEE) presentano un quadro analogo. La produzione industriale in aumento per effetto dell'elevata domanda dall'estero assicura una crescita dell'occupazione; tuttavia gli indicatori precursori segnalano una dinamica congiunturale in lieve calo e si osservano in parte tassi d'inflazione ancora in crescita. Questi ultimi sono trainati soprattutto dall'aumento dei prezzi degli alimentari e dei carburanti. L'outlook per la maggior parte delle valute dell'Europa centro-orientale è sempre positivo, anche se ultimamente si sono leggermente offuscate le prospettive per gli scambi esteri. Rimane un grosso rischio la crisi dei
debiti sovrani nell'eurozona e la minaccia ad essa collegata di un possibile indebolimento congiunturale dei maggiori partner commerciali degli Stati CEE.

 

Nel dettaglio:
Cina. Il mercato azionario cinese non è in grado di avviare un trend rialzista, ma nel mese di giugno si è relativamente ben affermato. Probabilmente questo segnala la fine della fase di performance inferiore alla media delle azioni cinesi. Hanno avuto forti rialzi soprattutto i titoli di molti produttori di cemento che dovrebbero essere avvantaggiati dalla programmata costruzione di circa 36 milioni di appartamenti di edilizia popolare nei prossimi anni

Polonia. L'economia polacca continua a mostrarsi molto solida; ultimamente il principale propulsore della crescita è stata la domanda interna che si è mantenuta su buoni livelli. I recenti dati sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale presentano una crescita evidente rispetto all'anno precedente e anche la disoccupazione è tornata a calare.

Repubblica Ceca. L'economia ceca, considerata complessivamente, si è risollevata molto bene dai livelli della crisi, sostenuta da una robusta domanda estera, soprattutto dalla Germania. La crescita per il primo trimestre 2011 è stata rivista decisamente al rialzo rispetto alla prima stima con un tasso annuo al 2,8% .  

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