Tempo di lettura: 3min

Robeco: 3%, la percentuale da tenere in considerazione

5/14/2018

Secondo gli esperti ci si concentra sulla giusta percentuale ma di un altro dato rispetto a quello dei Treasury americani, ecco quale e perché


In aprile i rendimenti dei Treasury decennali di riferimento hanno superato il 3% per la prima volta dal 2014, portando molti a credere che il rally dei mercati azionari potrebbe giungere al termine. 

Non appena i rendimenti obbligazionari hanno superato questa mitica soglia, le azioni USA hanno iniziato a perdere terreno, finendo col cedere l’1,7% rispetto al picco intraday del primo giorno. Questo ha contribuito a rafforzare l’opinione secondo cui i rendimenti obbligazionari sono un indicatore da tenere monitorato e da cui dipende il destino dell’andamento azionario.

 

Secondo alcuni, il 3% è il limite oltre il quale le azioni non sarebbero più in grado di sostenere le valutazioni correnti. Tuttavia, il team Robeco Investment Solutions mette in guardia gli investitori i quali farebbero meglio a osservare il differenziale dei tassi di interesse a breve termine e il rischio di cambio tra USA e Germania, il cui valore è anche pari al 3% e rappresenta un migliore indicatore del livello reale dei rendimenti risk-adjusted.

 

Ma il 3% è davvero così importante come molti affermano? Dal 1990 i Treasury americani hanno superato il livello del 3% soltanto in quattro occasioni, con le azioni in aumento in media del 6% nei due mesi successivi. Un altro modo per valutare la questione è osservare il livello dei rendimenti dei Treasury nel momento in cui il rally dei mercati azionari si è fermato. Nel periodo 1998-2000, i rendimenti decennali dei titoli di stato USA sono passati da circa il 4% a un massimo del 6% prima che i titoli azionari invertissero la rotta. Nel 2008, quando il mercato azionario è entrato in fase di forte correzione i rendimenti si erano mossi in un range del 4,5-5%. A quei tempi, il 3% era considerato un livello incredibilmente basso e non certo un ostacolo per le azioni. Un’altra leggenda è che l’inflazione spinge i rendimenti nominali più in alto. Chi lo sostiene sbaglia: in entrambi i casi precedenti, infatti, l’inflazione core oscillava in un range del 2-2,5%, mentre oggi l’inflazione core è al 2,1%. Il mercato azionario USA - e l’economia statunitense nel suo complesso - ha continuato a registrare solide performance, con un tasso reale (tasso nominale al netto dell’inflazione core) superiore al 4% nel 2000 e superiore al 2% nel 2008; oggi il tasso reale rimane inferiore all’1%. Sulla base di quanto appena esposto, è chiaro che non esistono livelli predefiniti a cui i rendimenti obbligazionari iniziano a penalizzare le azioni. Il 3% è solo un numero e non rappresenta una particolare minaccia per i mercati azionari. 

 

Questa soglia non va di certo ignorata ma, proseguono gli esperti di Robeco, si ritiene che ci si stia concentrando sulla parte sbagliata del mercato obbligazionario. Mentre tutti sembrano interessarsi soprattutto al livello assoluto dei rendimenti dei Treasury decennali (il famoso 3%), l’evoluzione più importante è stata quella del differenziale dei tassi di interesse a breve termine che, anche nel caso del rapporto tra USA e Germania, si avvicina proprio al 3%. Questo valore è importante perché si tratta della parte della curva dei rendimenti che determina i costi/benefici associati alla copertura del rischio di cambio.

Acquistare Treasury americani coprendo il rischio di cambio genera un rendimento iniziale dello 0%. Considerato che la curva dei rendimenti statunitensi è piatta, al momento non si tratta di un affare particolarmente interessante. Per un investitore USA vale invece il contrario: attualmente coprire i rendimenti FX europei genera un premium del 3% su base annua. Acquistare Bund tedeschi (o ancora meglio BTP italiani) e coprire i FX offre un rendimento iniziale del 3,6% e anche una curva dei rendimenti decisamente più inclinata.

Tutto considerato,conclude il team, non dovrebbe essere il 3% dei rendimenti dei Treasury a dominare la scena, ma piuttosto il 3% della copertura valutaria del rapporto costo/premio, che inizia ad avere serie conseguenze per lo sviluppo dei mercati finanziari.

Condividi

Seguici sui social

Advisor è la prima piattaforma interamente dedicata alla consulenza patrimoniale e al risparmio gestito con oltre 38.000 professionisti già iscritti


Accedi a funzionalità esclusive e migliora la tua esperienza di navigazione


  • Leggi articoli esclusivi
  • Salva le tue news preferite
  • Partecipa ad eventi esclusivi
  • Sfoglia i magazine in anteprima

Iscriviti oggi!

Hai già un profilo? Accedi qui

Cerchi qualcosa in particolare?