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Draghi lascia invariati i tassi: ecco cosa dicono i gestori

3/9/2017

Il numero uno dell'Eurotower tuttavia ha ridotto gli acquisti a 60 miliardi, come annunciato a dicembre


Mario Draghi (nella foto) tiene dritta la barra e ancora una volta lascia i tassi invariati. Anzi annuncia che i livelli attuali resteranno per un periodo prolungato e anche oltre l'orizzonte temporale del QE che dovrebbe concludersi a dicembre. Una risposta la sua alle posizioni della Germania che, tramite le parole del ministro delle Finanze tedesco Schaeuble, ha attaccato il numero uno dell’Eurotower sui tassi bassi spiegando che le attuali misure di politica fiscale e monetaria hanno raggiunto il limite. Draghi da parte sua ha mantenuto la parola e, come già annunciato los corso dicembre, ha ridotto a 60 miliardi al mese il ritmo degli acquisti di titoli da aprile a dicembre, dagli attuali 80 miliardi di euro.

"Non intendo speculare su un rialzo dei tassi prima della fine del QE" ha detto Draghi aggiungendo che l'inflazione di base resta bassa. La Bce ha alzato all'1,7%, dall'1,3% di tre mesi fa, la stima d'inflazione per il 2017, e a 1,6% da 1,5% quella per il 2018. La stima sul 2019 è confermata all'1,7%, mentre il target è del 2%. “Il recente miglioramento dei dati economici dell’Eurozona è difficile da ignorare. Sembra che la BCE stia finalmente - e con più forza - riconoscendo il successo degli sforzi compiuti in passato in termini di politica monetaria accomodante. L’incertezza politica in Europa e l'inflazione core ancora bassa continueranno ad alimentare l’atteggiamento cauto dei policymaker per diversi mesi, ma il miglioramento del mercato del lavoro e le migliori dinamiche di crescita in tutta l'unione monetaria dovrebbero almeno consentire una visione politica più positiva” spiega Timothy Graf, responsabile della strategia macro di State Street Global Markets.

"Non prevediamo ancora una significativa alterazione della politica monetaria nei prossimi incontri dato che l'inflazione core rimane bassa, ma la seconda metà dell'anno potrebbe diventare più interessante se continueranno le recenti tendenze dei dati economici" prosegue. "L'inflazione sarà chiaramente un fattore chiave, dato che la Bce intende esaminare i picchi recentemente raggiunti. Vedremo nel secondo semestre se da un aumento della crescita e da una riduzione della disoccupazione possa derivare un miglioramento dell’inflazione core, che potrebbe portare all’avvio di un reale quanto graduale processo di tapering. Nel frattempo ci aspettiamo che i mercati si concentreranno sulle elezioni della prossima settimana nei Paesi Bassi e sul meeting del FOMC in vista di un potenziale rialzo" aggiunge Antoine Lesné, responsabile EMEA della strategia SPDR ETFs, marchio del gruppo State Street Global Advisors.

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