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Consulenti (ex-promotori), ecco i porti sicuri nel reddito fisso

4/24/2012 | Massimo Morici

Finita la sbornia del mercato legata alle massicce iniezioni di liquidità nel settore bancario a opera della Bce, i nodi della crisi del debito pubblico europeo sono tornati al pettine. Su AdvisorOnline il commento di Donatella Principe, head of investment Advisory di Schroders Italy



Nonostante l’accordo raggiunto a Copenhagen sui maggiori stanziamenti a disposizione del fondo salva-stati, l’attenzione degli investitori si è concentrata maggiormente sui segnali di criticità: il rallentamento del processo di riforme in Italia, la perdita di consensus del governo spagnolo, la rottura della coalizione di governo in Olanda sul piano di austerity, le minacce implicite al processo d’integrazione fiscale che potranno accompagnarsi all’esito delle elezioni francesi.


Finita, insomma, la sbornia del mercato legata alle massicce iniezioni di liquidità nel settore bancario a opera della Bce, i nodi della crisi del debito pubblico europeo sono tornati al pettine. "L’evento catalizzatore che ha innescato il cambio di rotta è stata la comunicazione da parte della Spagna a inizio marzo di una revisione peggiorativa del proprio target sul deficit per il 2012, segno che i governi hanno utilizzato la boccata d’ossigeno della discesa dello spread regalata dalla Bce non come un’occasione per accelerare le riforme in un clima più sereno, ma come una giustificazione per una loro minore urgenza" spiega ad AdvisorOnline Donatella Principe (nella foto), head of investment Advisory di Schroders Italy.


"A quel punto - prosegue - il mercato è tornato a concentrarsi in modo sempre più deciso sui fondamentali, che segnano una crescente separazione tra il destino della Germania, dove la disoccupazione tocca in minimi post-riunificazione, e paesi come l’Italia e la Spagna, sempre più segnati dalle ricadute della recessione e lontani da un sentiero di stabilizzazione e sostenibilità economica".


"In questo contesto - conclude - nonostante il livello compresso delle valutazioni, i Bund continuano a rappresentare il porto sicuro nelle fasi di risk-off; mentre i mercati dei titoli di stato maggiormente a rischio si confermano quello francese e spagnolo. L’assenza protratta ormai da fine gennaio della Bce nel supporto diretto ai titoli di stato rende comunque estremamente aleatoria la situazione generale dei governativi periferici".

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