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Il private equity non teme l’intelligenza artificiale

5/16/2024 | Redazione ADVISOR

Secondo gli esperti intervenuti al convegno di ieri, l'IA non modificherà sostanzialmente il mestiere degli operatori del private equity


“L’impatto dell’intelligenza artificiale sui settori ad alta specializzazione, come il private equity, potrebbe tradursi non tanto in una riduzione dei posti di lavoro, quanto piuttosto in un accorciamento dei percorsi di carriera e una polarizzazione salariale, a vantaggio di chi utilizza al meglio l’IA rispetto a chi ne resta un fruitore passivo”. È l’opinione espressa da Vittorio Villa, founder di Villa & Partners Human Capital Solutions, in occasione del convegno “IA, private equity e capitale umano”, svoltosi il 15 maggio a Milano (nella foto in alto un momento del convegno).

“Nelle posizioni aziendali apicali, dove si concentrano le skill più ambite e funzionali anche alla gestione dell’IA, la sproporzione tra domanda e offerta di lavoro è ai massimi degli ultimi 25 anni e non vediamo segnali di inversione”, aggiunge Villa.

Per Anna Gervasoni, direttrice generale di Aifi: “Il legame tra private capital e intelligenza artificiale risulta sempre più forte. Innanzitutto, le società del comparto rappresentano ormai un target privilegiato per gli investimenti. Dall’altro lato, l’intelligenza artificiale si sta diffondendo anche nell’attività di private equity: in una scala da 1 a 10, gli operatori reputano mediamente bassa, attorno al 6, la probabilità che in futuro alcune figure professionali possano essere sostituite dall’intelligenza artificiale, stesso valore attribuito alla probabilità che l’IA possa cambiare il proprio mestiere”.

Se Mauro Pretolani, senior partner del fondo Fitec di Fondo italiano di investimento, individua “nei processi di elaborazione dati che ancora vedono intervento umano le aree  più esposte all’IA, con la possibilità che il capitale umano possa risultare ridondante in misure comprese tra il 66% e l’80% in due esempi specifici, individuati in attività di controllo amministrativo e tecnico”,  Giovanni Calia, managing director di Goetzpartners, vede un forte rischio di “AI divide” tra grandi e piccole imprese: “Istituzioni e operatori di mercato dovrebbero lavorare insieme, per aiutare anche le piccole e medie imprese italiane ad accedere ai vantaggi dell'automazione offerti dall'IA”.

Infine, anche Andrea Ottaviano, amministratore delegato di Clessidra Private Equity, ritiene “imprudente dare per acquisita una drastica e permanente sostituzione di lavoro con capitale, via IA: nel breve periodo l’effetto è plausibile, ma nel lungo non è provato, poiché le tecnologie portano, da un lato, efficientamento produttivo, calo dei costi e quindi dei prezzi, inducendo nuova domanda e occupazione e, dall’altro, creano nuovi lavori cambiando l’organizzazione del lavoro e le skill richieste”.

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