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Commodity agricole, come si cavalca il ciclone

2/3/2011 | Federico Leardini

In Australia ore di terrore per l'arrivo del ciclone Yasi. Come una catastrofe naturale può trasformarsi in un'opportunità di investimento.


LA CORSA DELLO ZUCCHERO - +22% in dodici mesi, ritoccati i massimi da 30 anni a questa parte.

Lo zucchero è la storia del giorno tra le materie prime agricole, ma paradossalmente, non è l'investimento che ha reso di più in questi mesi.

Il grano ha più che raddoppiato il proprio valore da gennaio 2010 ad oggi, il mais è salito dell'87%, i semi di soia del 59%.

Rendimenti incomparabili con qualsiasi altro investimento borsistico o obbligazionario.

 

AGFLAZIONE E TEMPESTE - Tra i principali driver di questo incremento nei prezzi delle materie prime agricole l'aimento della domanda a livello globale.

Specialmente nei paesi emergenti la richiesta è salita esponenzialmente, con un immediato effetto di crescita dei costi sul mercato.

A dar manforte ci ha pensato anche la natura.

Il ciclone Yasi, che sta sconvolgendo l'Australia con venti a 300 KM all'ora, ha danneggiato profondamente le coltivazioni di canna da zucchero del terzo paese produttore a livello mondiale.

Nella notte a New York il prezzo dello zucchero è salito a 36 centesimi per libbra, arrivando a ritoccare i record degli anni '80.

In Argentina, il secondo produttore mondiale di mais, la siccità ha causato profondi danni alle piantagioni di grano, mais e semi di soia.

Problemi analoghi per gli Stati Uniti, massimo esportatore di grano sui mercati internazionali, dovuti questa volta alle gelate eccezionali di questi mesi.

 

I RIFLESSI POLITICI - L'incremento senza freni dei prezzi delle materie prime agricole sta lentamente iniziando a riflettersi anche nei prezzi al consumo, provocando manifestazioni di malcontento nelle popolazioni dei Paesi più poveri.

Algeria e Mozambico sono scese in piazza nelle scorse settimane e secondo l'osservatorio delle nazioni unite c'è un serio rischio di contagio in altri paesi, se le compagnie produttrici e i governi arrivassero a trasferire sulle spalle dei consumatori finali gli incrementi di prezzo registrati negli ultimi mesi.

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