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Crisi in Medioriente, gli investitori non tremano

2/23/2011 | Federico Leardini

La crisi in Medioriente non deve preoccupare gli investitori. Secondo Francesco Confuorti, Presidente di Advantage Financial, ci sono ottime possibilità di crescita per i mercati occidentali, nonostante uno scenario politico incerto nei Paesi mediterranei


LO SCENARIO EUROPEO - Le economie occidentali hanno ripreso il loro ruolo centrale all’interno dello scenario globale.

Sembra decisamente ottimista il Presidente e Ceo di Advantage Financial, Francesco Confuorti, quando si parla degli scenari di ripresa per le economie  occidentali, che dopo anni di difficoltà stanno tentando di riaffermarsi nel loro storico ruolo di vertice sullo scenario globale.

"Una centralità che è legata soprattutto al fatto che alcuni degli elementi caratteristici della predominanza storica del mondo occidentale sul fronte finanziario siano tornati in atto:  mi riferisco soprattutto al fatto che il sistema bancario statunitense sia tornato ad essere il più solido a livello globale.

In Europa si stanno creando degli ulteriori margini di affidabilità per i gruppi finanziari, con l’implementazione di regolamentazioni come solvency 2 e Basilea 3, che impongono una ricomposizione della base di capitale.

Al momento attuale lo scenario europeo, sempre per quello che riguarda il panorama finanziario  meno omogeneo, ci sono delle macchie di leopardo di difficoltà in un panorama di ricostruzione.

Ma come detto, i due strumenti di garanzia, rappresentati da Basilea 3 e Solvency 2 forniranno maggiori certezze per un’omogeneizzazione al rialzo di questi gruppi.

Mi aspetto un periodo all’insegna della raccolta di capitali da parte di molte banche ma alla fine si tratterà di qualcosa in grado di fornire importanti garanzie al sistema."

 

 

LA CRISI MEDIORIENTALE - Nessun contraccolpo dunque dalla critica situazione politica che molti dei nostri vicini del mediterraneo africano e mediorientale stanno vivendo?

"La situazione politica in Medioriente e in nord Africa è seria" ammonisce Confuorti, "ma non per questo un investitore europeo deve essere particolarmente preoccupato, anzi, a mio avviso quello che molti cercheranno di fare è spostare i propri investimenti verso mercati più stabili, sotto il profilo istituzionale e della regolamentazione.

Da ciò si avrà un maggior afflusso di investimenti proprio verso Europa e stati uniti e questo non può che rappresentare un vantaggio per i nostri mercati.

Sul fronte delle materie prime stiamo vedendo un effetto immediato, ma non aspettiamoci sconvolgimenti particolarmente rilevanti nel medio lungo periodo.

Del resto, ricordiamoci, anche ai tempi della guerra in Iraq si è venuto a creare una sorta di calmiere che ha impedito ai prezzi di lievitare eccessivamente.

Ovviamente, comunque, un impatto ci sarà. La crescita globale rallenterà e sarà necessario attendere il ristabilimento di un equilibrio politico nelle aree oggi toccate dai conflitti per poter tornare a vedere una situazione di crescita complessiva.

Nel frattempo non ci si deve far prendere dal panico, perché anche alla luce di quanto detto prima il mondo occidentale è tornato a mostrare una certa solidità fondamentale e potrà calamitare investimenti importanti da molti mercati.

Chi potrebbe risentire maggiormente di questa incertezza sono i paesi emergenti come la Cina e l’India.

Per loro, in questo momento del ciclo economico e di crescita è fondamentale approvvigionarsi di materie prime e questa crescita nei prezzi, non solo come detto per il petrolio, ma per tutti i beni che vengono lavorati nel processo industriale, rischia di riflettersi in una profonda perdita di competitività.

A questo va poi ad aggiungersi il rischio inflattivo che in queste realtà è ormai più che una minaccia.

Si tratta perciò di uno scenario interessante per gli investitori europei, a conferma che non bisogna vivere le crisi con terrore, ma guardando alle possibilità di sfruttare le opportunità che si presentano sui mercati".

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