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Fondi comuni: l'industria si risveglia, raccolta a 1,9 miliardi

4/26/2012 | Marcella Persola

In dettaglio i flussi sono stati pari a 1,9 miliardi di euro contro i -2,729 miliardi del mese di febbraio. Da inizio anno il dato continua ad essere negativo con una raccolta netta di -4,749 miliardi.


 

Dopo un anno di burrasca, è tornato il sereno. Il mese di marzo, che segna l'arrivo della primavera e il risveglio della natura, ha rappresentato anche una ripresa dei flussi per l'industria del risparmio gestito. Che si possa parlare di una nuova rinascita? E forse prematuro parlarne ma i dati non sono mai stati così brillanti. Almeno nell'ultimo anno. Così come evidenzia Assogestioni la raccolta netta è tornata positiva. 

 

In dettaglio i flussi sono stati pari a 1,9 miliardi di euro contro i -2,729 miliardi del mese di febbraio. Da inizio anno il dato continua ad essere negativo con una raccolta netta di -4,749 miliardi. 

 

Nel dettaglio del mese di marzo le gestioni collettive segnano un attivo che ammonta a oltre 2,4 miliardi contro i -1,703 miliardi del mese precedente. Le gestioni di portafoglio segnano deflussi per 494 milioni contro i 1,026 miliardi di deflussi del mese precedente. 

 

I dati di raccolta evidenziano che tra i fondi aperti (con flussi di 2,4 miliardi) primeggiano quelli obbligazionari con 3,837 miliardi, seguono i monetari con 112 milioni. In rosso gli azionari e bilanciati con deflussi rispettivamente pari a 238 e 175 milioni. I fondi flessibili sono la maglia nera dell'industria con 1,073 miliardi di deflussi. Continua la raccolta positiva dei fondi di diritto estero rispetto a quelli italiani con un flusso di 4,257 miliardi rispetto ai -1,857 miliardi di quelli di diritto italiano. 

 

A livello societario Poste Italiana resta la regina dell'industria con 5,346 miliardi di raccolta a cui segue Franklin Templeton con 573,1 milioni; Invesco con 531 milioni (anche se il dato non è rappresentativo di tutto il gruppo, ndr), Ubi Banca con 466,5 milioni, il Gruppo Azimut con 322,3 milioni. I due principali gruppi italiani, invece, segnano entrambi dei deflussi: il gruppo Intesa Sanpaolo si ferma a -352,8 milioni, mentre Pioneer a -614,3 milioni. 

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