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4/10/2019
La geopolitica catalizza l’attenzione degli investitori e degli addetti ai lavori. Tra i negoziati commerciali Cina-USA e la Brexit, le due questioni sembrerebbero in dirittura d’arrivo ma potenzialmente le svolte potrebbe essere ancora rilevanti.
“Domenica scorsa, la Cina ha annunciato di voler prolungare la moratoria sulle nuove tasse sulle automobili e le parti di ricambio statunitensi, la cui scadenza era prevista per il 1° aprile. E’ stato letto come un segnale di buona volontà in vista della ripresa dei negoziati, questa volta a Washington, culminati nel faccia a faccia di giovedì tra il vice primo ministro cinese Liu He e Donald Trump” spiega Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier.
Se da una parte il presidente lascia intravedere un accordo più vicino, dall’altro Trump ha aggiunto che il fallimento dei negoziati potrebbe significare la loro fine e Robert Lighthizer, rappresentante per il Commercio della Casa Bianca, ha addirittura aggiunto che molti "grandi problemi" vanno ancora risolti. L’esperto di LFDE spiega che: “Il rischio sembra ora leggermente asimmetrico su questo tema, con i mercati che hanno scontato un esito positivo dei negoziati e potrebbero essere colti in contropiede se la situazione dovesse evolvere diversamente”.
Guardando invece al Regno Unito l’intricata vicenda del divorzio con l’Unione europea continua. “Theresa May ha quindi cambiato nuovamente strategia. Ha teso la mano all'avversario laburista Jeremy Corbyn per chiedere un breve rinvio dell'articolo 50 (al 22 maggio) e un'unione transpartitica, in modo da poter presentare una soluzione al vertice UE di oggi” prosegue De Berranger.
"Questo tentativo di compromesso tra il governo e l'opposizione è particolarmente gradito a Bruxelles. Il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha quindi proposto l'idea di un rinvio flessibile della data della Brexit, fino a 12 mesi. Questa opzione consentirebbe al Regno Unito di lasciare l'UE non appena l'accordo sarà ratificato dal Parlamento ma dovrà essere accolta all’unanimità dai leader europei. In ogni caso, il rischio per i mercati sembra essere un po' più equilibrato rispetto a quello della guerra commerciale. Certo, una hard Brexit provocherebbe uno shock sui mercati, in Europa soprattutto e britannico per primo, anche se gli scenari potenziali sono così numerosi e vaghi che nemmeno un risultato positivo è pienamente scontato nei prezzi" conclude l'esperto LFDE.
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