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Threadneedle si fida del Giappone, ma non della Cina

4/24/2014 | Alessandro Chiatto

E' l'analisi del commento di Mark Burgess, chief investment officer di Threadneedle Investments, sull'economia e sui mercati


Prudenza sul fronte azionario, timori sulla Cina e fiducia nel Giappone. E' l'analisi del commento di Mark Burgess, chief investment officer di Threadneedle Investments, sull'economia e sui mercati. 

 

I mercati azionari globali sono stati caratterizzati da un trading volatile, anche se nel complesso hanno messo a segno un rialzo nel mese di marzo. Tra i fattori che hanno esercitato una maggiore influenza figurano la crisi in Ucraina e l'annessione della Crimea alla Russia, i timori sulle prospettive economiche e finanziarie della Cina, nonché lo scenario di politica monetaria negli Stati Uniti. Tra i dati economici deludenti provenienti dalla Cina, a febbraio le esportazioni hanno registrato un calo inaspettatamente elevato dell'ordine del 18%, vanificando così le speranze che il commercio estero possa contrastare il rallentamento dell'economia. Il primo default di un'obbligazione locale nella storia della Cina, ai primi di marzo, ha parimenti scalfito la fiducia degli investitori. Il sentiment nei confronti della Cina è tuttavia migliorato verso la fine del mese sulla scia delle dichiarazioni del premier Li Keqiang, il quale ha affermato che Pechino è pronta a stimolare l'economia.

 

Nei mercati del reddito fisso, il rendimento del Treasury decennale ha chiuso il mese di marzo al 2,72%, a fronte del 2,67% rilevato a fine febbraio. Ciononostante, i rendimenti hanno registrato una volatilità elevata nel periodo in rassegna, a causa della crisi ucraina, dei timori sulle prospettive economiche cinesi e delle apprensioni legate alla politica monetaria degli Stati Uniti. Queste ultime, in particolare, sono scaturite in seguito alle dichiarazioni della nuova presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, secondo cui i tassi d'interesse statunitensi aumenteranno prima del previsto. Successivamente i mercati hanno tuttavia ritrovato un certo equilibrio.

 

Sull'altra sponda dell'Atlantico, verso la fine di marzo, i rendimenti decennali del Portogallo sono scesi sotto il 4% per la prima volta da quattro anni. Anche i rendimenti obbligazionari spagnoli e italiani hanno toccato minimi pluriennali dopo che le dichiarazioni di un esponente della Banca centrale europea sono state interpretate dagli investitori come un'indicazione che l'istituto di Francoforte potrebbe valutare un allentamento monetario volto ad alleviare i problemi dell'area euro. I titoli spagnoli a dieci anni sono scesi al 3,23% nell'ultimo giorno di negoziazione di marzo, mentre il rendimento degli omologhi titoli italiani è sceso al 3,29%.

 

Frattanto, il sentiment nei confronti dei mercati emergenti è nel complesso migliorato. L'indice J.P. Morgan EMBI+ (rendimento totale) ha registrato una performance positiva dell'1,37% nel corso del mese e del 3,45% nel trimestre; anche le azioni dei mercati emergenti hanno guadagnato terreno. L'indice MSCI Emerging Markets (rendimento totale, in valuta locale) ha guadagnato quasi il 2% a marzo, anche se nel trimestre è rimasto in lieve ribasso. Nutriamo tuttavia timori sulle prospettive relative alla Cina. Negli ultimi anni vi è stata nel paese un'esplosione del credito, facilitata dal sistema bancario ombra, con gli investitori retail invogliati da un'ampia offerta di prodotti di risparmio che promettono rendimenti mirabolanti, ma i cui investimenti sottostanti sono spesso opachi. È chiaro che ormai le autorità siano preoccupate per questa situazione e gli investitori rischiano senz'altro di vedere un numero sempre maggiore di fallimenti di questi fondi. La crescita del credito in Cina è stata molto rapida ed è difficile trovare esempi di occorrenze di questo tipo che abbiano avuto esito positivo. Nel migliore degli scenari, assisteremo probabilmente a una riduzione significativa del tasso di crescita della Cina, ma il risultato potrebbe essere nettamente peggiore. Indubbiamente, la prolungata sottoperformance delle azioni cinesi ha scontato parte di queste preoccupazioni e le valutazioni sono basse rispetto ad altri mercati. Tuttavia, lo scoppio della bolla del credito cinese potrebbe mettere a dura prova il sistema finanziario del paese e più in generale spaventare gli investitori.

 

Di conseguenza, abbiamo deciso di dimezzare il nostro sovrappeso sulle azioni e di passare a una posizione neutrale sulla liquidità. Rimarremo sovrappesati sulle azioni, poiché le valutazioni sono perlopiù ragionevoli, anche se meno interessanti rispetto al passato. Abbiamo altresì deciso di incrementare il nostro sottopeso sulle azioni asiatiche, sulla scorta dei timori per la Cina, e di aumentare il nostro sovrappeso sul Giappone, convinti che l'impatto dell'imposta sui consumi sarà meno negativo di quanto temuto. Pur rimanendo sovrappesati sulle azioni, ci sembra giusto affermare che siamo meno ottimisti rispetto a qualche tempo fa. Nell'ambito del reddito fisso, i rendimenti core sono destinati ad aumentare e le valutazioni nel mercato del credito sono molto meno interessanti data l'entità della riduzione degli spread. Solo i mercati emergenti sembrano offrire valutazioni convenienti, ma alla luce dei rischi legati alla Cina, ai fattori geopolitici e alla macroeconomia, riteniamo opportuno evitare un aumento della ponderazione al momento. La buona notizia è che questo contesto dovrebbe continuare a offrire opportunità per gli stock picker, che dovremmo essere in grado di sfruttare.

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