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AXA IM: volatilità, ecco cosa non fare nel reddito fisso

5/10/2012 | Massimo Morici

Gli investitori obbligazionari non dovrebbero cercare di incrementare i rendimenti assumendosi il rischio valutario negli stessi portafogli, spiega Chris Iggo, cio global fixed income


Quale vento stia soffiando sui mercato obbligazionari, ha provato a spiegarlo Chris Iggo (nella foto), capo investimenti della divisione reddito fisso globale di AXA Investment Managers. Che fa notare come la  forza relativa dell’euro rimanga un mistero, soprattutto considerato quanto accaduto nel corso dell’ultimo anno, soprattutto nei confronti del dollaro. Secondo Iggo, dovremmo aspettarci un indebolimento della valuta comune europea, tenuto conto dello stato relativo delle economie americana ed europea.


La maggior parte delle previsioni riguardanti la crescita del Pil, infatti, indicano un’espansione dell’economia americana pari a circa il 2,5% quest’anno e una contrazione dell’economia europea dello 0,5%. La recessione in Europa, inoltre, potrebbe peggiorare ulteriormente nel caso in cui si verificassero altri incrementi degli spread dopo le elezioni in Grecia e Francia; le banche nel Vecchio Continente, poi, restano fragili e i prestiti al settore privato non si stanno riprendendo in Europa come negli Stati Uniti.


Esiste, quindi,  la possibilità di assistere a un movimento più significativo del Dollaro l’anno prossimo? Da un punto di vista macro relativo, spiega Iggo, ritiene sia possibile, "poiché è probabile che gli USA sovraperformino rispetto all’Europa in termini di crescita sia quest’anno che il prossimo". L’Euro, poi, ha un aspetto pessimo anche dal punto di vista del sentiment: dopo i risultati elettorali potrebbe porsi nuovamente la questione della permanenza della Grecia nell’Eurozona, mentre potrebbe manifestarsi una rinnovata incertezza politica a seguito dell’elezione di Francois Hollande in Francia. Uno scenario che potrebbe aumentare il già consistente deflusso degli investimenti dal debito sovrano dei Paesi periferici, che in caso di rinnovata volatilità i capitali potrebbero lasciare l’area euro nel suo complesso.


Un euro più fiacco, con il dollaro e la sterlina in rafforzamento, contribuirebbe però ad aiutare l’economia europea. Tuttavia, c’è il rischio che si possa verificare un mutamento di politica e questo potrebbe comportare un’imprevista inversione nella forza del biglietto verde e della valuta britannica. “Vista la mia esperienza nei mercati valutari  - conclude - e al rispetto che nutro nei loro confronti, sono assolutamente convinto che gli investitori obbligazionari non dovrebbero cercare d’incrementare i rendimenti assumendosi il rischio valutario negli stessi portafogli – i rischi dovrebbero essere separati e gestiti diversamente. In questo contesto di bassi rendimenti, l’ultima cosa di cui un investitore obbligazionario ha bisogno è che il flusso reddituale già basso sia del tutto prosciugato dalla volatilità di un mercato che talora si comporta in maniera decisamente assurda”.

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